La nostra storia
Il Mar Rosso è da sempre la nostra casa.
La Terra lo è diventata.
Dal 1980 esploriamo i fondali del Mar Rosso. Dal 2009 camminiamo sulla terra ferma. Stessa passione, orizzonti più grandi.
La partenza
Maggio 1980 festeggiamo la fine dell’anno scolastico.
Un giovane professore dalle ampie vedute ci racconta di avere vinto una discreta somma al casinò. Decidiamo di investirla nell’acquisto di una jeep e di partire per l’Egitto. Marco, Massimo, Adriano e Paolo.
Da Alessandria al Cairo, dal Cairo a Suez e poi finalmente il Mar Rosso.
I cartelli vietavano di attraversare le spiagge deserte dove si potevano ancora trovare ordigni inesplosi del conflitto con Israele. Alla prima visione del blu nulla e nessuno ci avrebbero potuti trattenere, era quello che sognavamo.
il mitico mezzo all'arrivo al porto di Alessandria
prime visioni appena incontrato il blu del Mar Rosso
campeggio sulla costa del Mar Rosso
Marco
Adriano
Massimo
Paolo
La visione di Hurghada
Raggiunta Hurghada, campeggiamo sulle lunghe e deserte spiagge di fianco allo Sheraton Hotel. Finalmente il Mar Rosso! Il mare e’ una tavolozza di colori con tinte che sfumano dal verde smeraldo al blu intenso.
Un sogno.
Anziani pescatori giocano a domino nei bar all’aperto per le strade del paese.
Hurghada è un minuscolo centro abitato da pescatori, disseminato di case disposte senza nessuna logica. Accovacciati per terra gruppi di anziani discutono animatamente fino a tarda notte.
Negli sguardi dei giovani una profonda curiosità verso i kawagia, gli stranieri.
Il mare è una tavolozza di colori con tinte che sfumano dal verde smeraldo al blu intenso. Un sogno.
finalmente lo Sheraton
campeggio nel deserto
al bar di Schizzo
anziani accovacciati per terra
interno bar
così si è presentato ai nostri occhi il porto di Hurghada
dettagli di barche semiffondate al porto
fuori dalle case le barche da pesca
dogongo imbalsamato
ammassi di barche semiaffondate.
Ritorno in Mar Rosso
Almeno due volte all’anno tornavamo in quel paese che ci aveva stregati. Attraversavamo l’Egitto in lungo e in largo ma Hurghada era diventata la nostra meta fissa. La spiaggia dello Sheraton era il nostro campo base: piantavamo le tende e trascorrevamo le giornate a pescare per poi cucinare il pescato.
Tutte le mattine ci dirigevamo verso lo Sheraton dove consumavamo ricche colazioni che ci avrebbero saziato fino a sera.
Una mattina venne in spiaggia il direttore dell’hotel pregandoci di non presentarci il giorno dopo in quanto avrebbero ricevuto la visita del presidente e sarebbe stato meglio che noi non ci facessimo vedere.
Avevamo letto di un’isola di nome Shadwan, volevamo assolutamente raggiungerla e immergerci in quei fondali. Incontriamo Ali Rasta che ci assicura di portarci. Il giorno dopo partiamo per l’isola, dopo circa un’ora di navigazione sbarchiamo felici convinti di avere compiuto un’impresa. Qualche tempo dopo scopriremo che l’isola sulla quale eravamo sbarcati era Giftun che si trova poche miglia davanti a Hurghada.
vecchio biglietto aereo
campeggio sulla spiaggia dello Sheraton
preparazione per la pesca
dopo la pesca
Ali Rasta
Shadwan
passeggiata verso lo Sheraton
incontro con i pescatori
ad ogni angolo di Hurghada affioravano visioni surreali
Hurghada diventa casa
Adriano parte dall’Italia a bordo della mitica FIAT 127 con 6 bombole da 18 litri, un compressore Coltri e si stabilisce allo Shakespear Hotel di Hurghada.
L’unico straniero che viveva in paese si chiamava Rudi, un omone tedesco che aveva monopolizzato l’attività diving ad Hurghada. Il solo nome ci incuteva paura, Adriano stava iniziando a fargli concorrenza e la cosa non era proprio di suo gradimento.
I pochi clienti italiani che si incontravano erano perlopiù i viaggiatori di Avventure nel Mondo.
Alla visione della carovana di auto di Avventure, il gruppo di amici si organizzava per accoglierli. Said e suo fratello Mohammed avevano da poco aperto il Red Sea Restaurant con tavoli sulla strada e rotoli di carta igienica come tovaglie, Adriano organizzava le uscite diving dalla spiaggia, Garib si occupava delle escursioni nel deserto. Ognuno aveva trovato un’occupazione compreso chi gestiva il cambio al mercato nero e chi era in grado di procurare alcolici allora vietati.
La notte si trasportavano il compressore e le bombole nel deserto per essere ricaricate.
Il bar di Schizzo era il nostro punto d’incontro serale. Tutto il paese si radunava a bere chay e a fumare il narghilè da Schizzo.
la mitica 127
compressore Coltri in barca
preparativi per immersione da terra
Shakespear Hotel
gruppo di Avventure nel Mondo
Mohammed il cuoco del Red Sea restaurant
Garib
il bar di Schizzo
venditore di pesci imbalsamati
Adriano con il padre di Said proprietario del Red Sea Restaurant
Il Dolphin Aqua Center
Partiti guidati da un’incontenibile passione e dal fascino dell’acqua di cristallo circondata dai deserti, iniziavamo a scoprire, giorno dopo giorno, l'anima misteriosa di questi luoghi.
Adriano, in società con Ali el Assiut, crea il Dolphin Aqua Center, primo centro subacqueo italiano in Mar Rosso. A bordo di piccole, fumose e rumorose feluche, organizzavano le prime uscite subacquee.
Le uscite delle barche avvenivano dal vecchio porto militare di Hurghada dove al mattino si creava un ammasso di rumorose imbarcazioni pronte ad avventurarsi verso i reef incontaminati.
In quel periodo cominciavamo a mettere il naso fuori da Hurghada spingendoci fino alle isole di Gobal. Viaggi che sembravano non finire mai. Erano le prime crociere.
Adriano e Ali per sancire la nascita del Dolphin Aqua Center decisero di acquistare una Mercedes. Mai sentito il rumore del suo motore.
Saad era un carissimo amico pescatore, maestro e compagno di tante apnee. Fu lui a farci conoscere uno per uno tutti i reef di Hurghada. Un giorno durante un’uscita Saad perse la dentiera sul fondo sabbioso. Il resto della giornata lo abbiamo dedicato alla ricerca della dentiera che alla fine siamo riusciti a trovare.
Ali el Assiut socio del Dolphin Aqua Center
logo del Dolphin Aqua center
Adriano con amici a bordo di barca diving
con queste barche facevamo crociere fino all'isola di Gobal
l'isola di Gobal
campeggio sull'isola di Gobal
prima barca di proprietà del Dolphin Aqua Center
Imbarco dal porto militare di Hurghada
in partenza per i reef di Hurghada
Mercedes. mai vista in funzione
Mohammed Abdallah
Il migliore capitano in circolazione si chiamava Mohammed Abdallah, quando mollava gli ormeggi dal porto con la sua barca, volgeva lo sguardo fisso verso poppa. Era capace di raggiungere l’isolato reef di Careless senza mai guardare a prua. Per oltre due ore navigava tenendo lo sguardo fisso a poppa e ci consegnava alle magie di Careless reef.
Poco più a nord si trovavano shabrur Umm Gamar e l’isola di Umm Gamar famose per i grossi pesci napoleone e due enormi cernie che si presentavano ai nostri occhi lasciandoci ammutoliti.
Non dormivamo la notte al pensiero che il giorno successivo avremmo raggiunto questi luoghi mitici e irraggiungibili grazie al grande Mohammed.
in barca con Mohammed Abdallah
pescatori ormeggiati sui reef antistanti Hurghada
pesci chirurgo messi ad essicare sul tetto della barca
pescatori di oloturie
shisha time
cernia gingante a shabrur Umm Gamar
Primo viaggio in Sudan
Agosto non era certo il mese migliore per esplorare i fondali sudanesi ma noi, contro ogni logica, raggiungiamo quel paese allora sconosciuto. Da Khartoum a Port Sudan voliamo a bordo di aerei della Sudan Airways, un’esperienza che per chi l’ha provata rimane indimenticabile.
A Suakin incontriamo un pescatore e il giorno dopo navigavamo a bordo di un vecchio sambuco senza nessun’idea di dove ci trovassimo, impossibile raccontare quel mese trascorso sotto un caldo indescrivibile stipati nel sambuco.
Non conoscevamo nulla di questo paese e tutto ci sembrava normale, ma nulla era normale.
Un pomeriggio al tramonto ci trovammo sdraiati in acqua con davanti a noi la visione delle rovine di Suakin. Una visione difficile da raccontare, tantomeno da immaginare.
Rientrati a casa dal viaggio in Sudan i nostri genitori si rifiutano di aprire la porta a degli sconosciuti.
l'ora del the a bordo del sambuco
in barca alla scoperta delle isole di Suakin
a bordo del sambuco
vita di bordo
per spostarci usavamo la piroga del sambuco
ora del the
visione di una piccola isola al largo di Suakin
meditazione
preparativi per la cena
ammiriamo Suakin al tramonto
Prima volta alle Brothers’
Durante l’estate Ci avventuriamo per la prima volta alle isole Brothers’ a bordo di una barca di pescatori capitanata dal grande Mohammed e con uno straccio di fotocopia di una mappa nautica.
Fu un viaggio avventuroso, partimmo nel pomeriggio per navigare tutta la notte senza nessun riferimento a parte le stelle. Raggiunte le isole riuscimmo a fare una sola immersione prima di riprendere la via del ritorno.
Il giorno della partenza sul molo si erano radunati amici e conoscenti per salutarci, convinti che non saremmo piu’ tornati. Mohammed, quando capì che la scorta di bottiglie di anice era terminata, ando’ in panico. Il rientro fu ancora piu’ complicato del viaggio di andata.
Big Brother al tramonto
Mohammed Abdullah con lui per la prima volta alle Brothers
porto di Hurghada anni dopo
fuorri dal porto
pescatori su sambuco
IED in Mar Rosso
A dicembre organizziamo il primo corso di fotografia subacquea pubblicitaria. Dodici allievi dell’Istituto Europeo di Design di Milano invadono per una settimana il piccolo e tranquillo paese di pescatori. A quel tempo si usciva ancora dal vecchio porto militare. Quel corso di fotografia pubblicitaria aveva sconvolto il popolo hurgadiano. Insieme a noi il fotografo Enrico Cappelletti.
Ognuno degli allievi aveva portato dall’Italia ingombranti oggetti da fotografare sott’acqua. I locali non credevano ai loro occhi.
partenza del gruppo di fotografi dal vecchio porto
destinazione gotha abu ramada
set fotografico
set fotografico
senza parole
preparazione del set fotografico
trasporto dell'anfora
anfora ambientata sott'acqua
gruppo di fotografi in barca
Nasce il Diving World
Il diving del Dolphin Aqua Center chiude definitivamente i battenti e nasce il Diving World Hurghada che si trasferisce presso il Princess Hotel. A dirigere il diving ci saranno Mauro e Margherita Formaleoni. Gigi Ferrari, un mito venuto da Turbigo, finalmente decide di mollare tutto e stabilirsi ad Hurghada. Rimarrà per sempre una colonna portante del Diving e del mondo hurghadiano. Un personaggio che ha scritto la storia di questo paese sopra e sotto la superficie del mare.
La birra Stella puo’ essere pubblicamente commercializzata nei bar locali. Ben presto diventera’ il simbolo del nuovo turismo che stava timidamente affacciandosi.
il diving al Princess
entrata del diving
Mauro Formaleoni
Margherita
pronti a partire
Mauro con lo staff
ormeggiati all'isola di Giftun tra un'immersione e l'altra
Princess in costruzione
vecchia etichetta della birra Stella
birra Stella
La Coral Queen
Tra i vari personaggi che frequentavano il Mar Rosso in quel periodo c’era Omar “il turco”, armatore della Coral Queen, un vecchio traghetto italiano degli anni ’50 ormeggiato a Sharm.
Organizzavamo crociere dirette alle Brothers’ o nello stretto di Gobal con i suoi relitti. Sul reef di Abu Nuhas erano ben visibili alcuni dei relitti oggi ormai sommersi.
La prua del Chrisoula K. emergeva dal corallo.
L’equipaggio della Coral Queen rappresentava lo spirito della nave: il comandante era egiziano, l’equipaggio filippino e l’armatore turco. A bordo vivevano anche un topo verde che aveva avuto la sfortuna di passare davanti al marinaio filippino mentre pitturava e poi non potevamo farci mancare anche un bellissimo pastore bergamasco che quando metteva le zampe a terra traballava.
Coral Queen in navigazione
Coral Queen in navigazione
carico dell'acqua dal vecchio porto militare di Sharm
ormeggiati al vecchio porto militare di Sharm
impossibile dormire in cabina
alcuni relitti ad Abu Nuhas che emergevano dall'acqua
bivacco alle Brothers
Captain Abd El Wehab
inseparabile compagno di viaggio
enorme ancora adagiata sul corallo alla grande Brother
Sharm el Sheikh
In questo periodo utilizzavamo anche imbarcazioni provenienti da Israele per le crociere nella zona di Sharm e alle isole Brothers. In quegli anni Sharm era un paese fantasma passato da poco in mano all’Egitto dopo gli accordi di Camp David. In quegli anni Sharm era un paese fantasma passato da poco in mano all’Egitto dopo gli accordi di Camp David.
Al vecchio porto si trovavano ormeggiate tre navi italiane della MFO, sulle quali ogni tanto venivamo invitati a mangiare le lasagne in cambio di qualche immersione.
esplorazione di Ras Umm Sidd
Sun Boat
Sun Boat
log book di una crociera alle Brother
navi italiane della MFO al porto di Sharm
navi italiane della MFO al porto di Sharm
Ras Umm Sidd
Il boom di Hurghada
Viene costruito il Giftun hotel, il primo resort turistico e poco alla volta nascono come funghi uno dietro l’altro decine di villaggi. Sono gli anni dello sviluppo turistico che in poco tempo esploderà in modo esponenziale. Nei negozi iniziano a comparire i primi gadget tra cui adesivi che rimarranno indelebili nella memoria. Le malandate barche di pescatori che utilizzavamo per le uscite ad Hurghada, con l’avvento del turismo si convertirono tutte in imbarcazioni diving. I pescatori erano ancora i soli a conoscere i reef dove immergersi.
Nasce il marchio di Compagnia del Mar Rosso. Per l’organizzazione tecnica ci appoggiavamo alla Milone Viaggi. Compagnia del Mar Rosso e Milone Viaggi hanno costituito un binomio che si è protratto per diversi anni.
Su un vecchio numero di Mondo Sommerso, per la prima volta sentiamo parlare dell’isola di Zabargad.
adesivi passati alla storia
adesivi passati alla storia
Hurghada inizia a crescere
Al Masharabya uno dei primi resort
Presidential costruito di fronte al Princess
visioni Hurghadiane
costruzioni nascono come funghi in mezzo al deserto
i pescatori sulle loro barche cominciano a scomparire
isola di Giftun
primo marchio della Compagnia
In viaggio verso Sud
Ci avventuriamo per la prima volta nel profondo sud del Mar Rosso Egiziano a bordo di una Peugeot 504 fino a raggiungere il minuscolo paese di pescatori di Marsa Alam dove facciamo benzina e proseguiamo per un altro centinaio di chilometri. Massimo, Adriano, Sherif, Mauro.
Eravamo in un mondo distante anni luce dalle luminarie di Hurghada. Centinaia di chilometri di deserto senza incontrare nessuna abitazione, nessun hotel, il nulla assoluto. Solo un susseguirsi di posti di blocco. Una lunga linea blu sulla nostra sinistra e una distesa ocra sulla destra. Ci tuffammo dalla prima spiaggia accessibile e finalmente respirammo l’acqua salata del sud. Superato il paese di Marsa Alam proseguimmo per altri 150 chilometri verso sud. C’era un vecchio molo diroccato in un luogo chiamato Ras Qulan. Uomini pescavano circondati dall’acqua turchese e dalle montagne sullo sfondo. Bambini comparivano dal nulla osservandoci come se fossimo alieni giunti su quel pezzo di terra rimasta isolata fino a quel momento.
In corrispondenza del villaggio di Marsa Alam si trovava l’unica pompa di benzina presente lungo la costa del Mar Rosso dopo Hurghada, situata al crocevia della strada che dalla Valle del Nilo arrivava al mare.
momento di panico dopo avere bucato. Qui non passava nessuno
primo tuffo nei dintorni di Marsa Alam
si pescava da riva
bambini del villaggio di Marsa Alam
ci guardavano come se fossimo stati catapultati da altri pianeti
una famiglia in posa per farsi fotografare
l'unico distributore lungo il tragitto per Marsa
sosta al distributore
L’isola sconosciuta
Grazie all’amico di sempre e socio Sherif otteniamo i permessi per imbarcarci dal vecchio molo diroccato di Ras Qulan o Hamata 150 km a sud di Marsa Alam e a 450 km da Hurghada.
A luglio partiamo da Hurghada per raggiungere il molo di Ras Qulan a bordo delle barche: Rashed el Bahar capitanato da Hamam con i fratelli Hassan e Shahta e con Shams el Bahar con capitan Tawfik e il degno compare Said.
Ad agosto raggiungiamo per la prima volta l’isola di Zabargad. Con noi sarà sempre presente Hamam. Non sono sufficienti le parole per descrivere la bellezza di quell’isola che si presentava per la prima volta ai nostri occhi. Non ci rendevamo conto di come quell’avventura stesse scrivendo una pagina nella storia della subacquea del Mar Rosso.
In pochi mesi vennero costruiti 2 serbatoi per il gasolio mentre l’acqua arrivava con un’autobotte da Quseir assieme ai blocchi di ghiaccio da stivare nella ghiacciaia della barca.
I turisti raggiungevano Ras Qulan a bordo di pulmini. La strada si inoltrava nel deserto e per lunghi tratti sembrava non finire mai.
Iniziavamo a navigare attraverso reef sconosciuti dando un nome ad ogni reef scoperto.
La prima volta che partimmo alla ricerca di Zabargad avevamo solo una vaga idea di dove fosse collocata l’isola grazie ad alcune informazioni ricevute dai pescatori.
Le due barche iniziarono a navigare affiancate ma dopo innumerevoli miglia dell’isola non v’era traccia, avevamo con noi solo un foglietto di carta scritto a mano e un disegno fatto da un pescatore. Decidemmo allora di tornare indietro navigando con le barche parallele e distanti tra loro.
Magicamente comparve Zabargad.
finalmente i permessi per l'isola misteriosa
imbarco dal pontile di ras Qulan
serbatoi del gasolio
blocchi di ghiaccio che dovevano durare una settimana
trasferimento Hurghada Ras Qulan
prime visioni del nuovo mondo
questa è la prima foto scattata a Zabargad
ormeggio a nord dell'isola
vecchia costruzione dei tempi delle miniere
imbarco sul molo di Ras Qulan
M/Y Zabargad
A luglio viene varato il M/Y Zabargad, a bordo c’è il mitico capitano Hamam e i fratelli Hassen e Shahta. Il m/y Zabargad rappresentava per quel periodo una rivoluzione nella cantieristica delle barche costruite in Egitto; eravamo passati dalle piccole e spartane imbarcazioni da 14 metri a un motoryacht di 24 metri con una cabina di comando, 6 cabine per gli ospiti, una grande dinette e la cucina. Un lusso a cui non eravamo preparati.
Chi ha navigato a bordo dello Zabargad non potra’ mai dimenticare quei momenti: ogni giorno era una nuova scoperta, avevamo davanti a noi un Mar Rosso tutto da esplorare. Poi c’erano le notti che sembravano non finire mai.
Mahrus il cuoco russava cosi’ forte che non permetteva a nessuno di chiudere occhio.
prime immagini dello Zabargad
la pescata di Hamam
Hassen fratello di Hamam al comando
Gaetano pronto per immergersi
cabina di comando
finalmente una dinette
le avvenieristiche cabine
Hamam, Farag, Mahrus e Selmi
ormeggio a Rocky island
Le anfore di Sataya
A settembre ormeggiati nella laguna di Sataya, il fotografo Pierfranco Dilenge scopre le famose anfore romane di Dolphin reef, le più antiche mai trovate in Mar Rosso. Quel gruppo di anfore intatte, adagiate sul fondo diventò un incontro fisso durante le nostre crociere. Ci lasciavano senza parole per la loro bellezza e per l’integrità.
Pochi anni dopo il loro ritrovamento ci trovammo di fronte ad uno degli scempi più assurdi che potessimo immaginare, le anfore erano state prese a martellate e distrutte nella speranza di trovare chissà quale tesoro al loro interno. Si dice il peccato ma non il peccatore anche se avevamo augurato la stessa sorte delle anfore a quel folle uomo.
riprese per un articolo su Mondo Sommerso
Alla scoperta dell’isola
Dal luglio 1990 le crociere per l’isola di Zabargad e Rocky Island si susseguivano senza sosta, scoprivamo giorno dopo giorno reef sconosciuti; ci tuffavamo, li disegnavamo e iniziavamo a costruire gli itinerari delle crociere. In quegli anni ormeggiavamo ancora nella laguna a nord ovest, facevamo due immersioni al giorno e il resto del tempo era dedicato alla scoperta delle miniere di olivine per poi raggiungere la fantastica laguna a sud dove decine di tartarughe vi depositavano le uova. Una visione surreale difficile da descrivere. Quando dall’alto vedevamo la prima striscia di sabbia bianca e l’acqua color turchese cominciavamo a correre come pazzi per non perdere neanche un istante di quel momento magico.
Un giorno di forte vento, durante una passeggiata sull’isola in compagnia di Hamam, vediamo emergere dall’acqua un pezzo di ferro.
Avevamo trovato il relitto del Kanka.
la barriera corallina sul versante meridionale dell'isola
discesa sull'isola dal versante nord
perlustrazioni delle miniere
riprese per articolo su Mondo Sommerso
frammenti di olivine
serata in spiaggia
le tartarughe si tuffavano in acqua dopo avere depositato le uova
veduta della laguna dalla cima della montagna
il relitto del Khanka appena scoperto
pochi minuti dopo avere scoperto il relitto eravamo già in acqua per documentarlo
Gli anni dell’Andrea’s
Questi sono i mitici anni dell’Andrea’s Hotel che occupavamo totalmente. Il proprietario Ahmed Andrea è stato il collante tra mare e terra e l’Andrea’s hotel era il nostro quartiere generale. Le giornate non avevano tempo, sembrava non finissero mai. Di giorno in acqua e il resto del tempo tutti insieme all’Andrea’s dove un giorno comparve anche un fantastico tavolo da biliardo.
A luglio inizia la costruzione della piscina all’Andrea’s che diventera’ il punto d’incontro delle folli notti.
entrata dell'Andrea's
entrata dell'Andrea's
Andrea
la pizzeria costruita qualche anno dopo
il biliardo, un vero privilegio
sala ristorante
finalmente la piscina
Il Diving World allo Sheraton
Il Diving World si trasferisce dal Princess allo Sheraton, finalmente tornavamo dove tutto era iniziato. Dalle tende in spiaggia del 1980, al diving allo Sheraton erano trascorsi 10 anni. Un sogno si era realizzato.
Lo staff comincia ad arricchirsi di nuovi personaggi tra questi Shaaban una guida che rimarrà nello staff per moltissimi anni.
La prima sede del Diving World era una minuscola stanza nei sotterranei dell’hotel.
La piscina dello Sheraton veniva usata per i corsi sub.
primo logo del Diving World
barche diving alla fonda di fronte allo Sheraton
Shaaban
stazione di ricarica on the road
corsi nella piscina dello Sheraton
Sha’ab Claudio
Durante una crociera di ritorno da Zabargad il fotografo Claudio Ziraldo decide di tuffarsi in un piccolo reef sconosciuto. Venne chiamata Sha’ab Claudio, diventando da quel giorno una delle immersioni Top del Mar Rosso. Le spaccature delle sue grotte saranno ben presto una delle scenografie più ricercate dai fotografi subacquei.
Nelle cavita’ di sha’ab Claudio, qualche anno dopo, Umberto Pellizzari verra’ immortalato per la pubblicita’ di una nota marca di orologi.
Arriva il Rusalka
A giugno compare in Mar Rosso il fantastico ketch Rusalka, progettato da Laura e attrezzato per il giro del mondo. Il Rusalka non parti’ per nessun giro del mondo: si stabili’ in Mar Rosso e fu la prima barca a vela ad organizzare charter subacquei all’isola di Zabargad. A bordo si susseguirono grandi capitani: Marco Ambrosini, Josko Dzaja, Gigi Nava, Dario Marangoni, Salvatore Paternostro e naturalmente Laura.
A luglio Laura parte per l’Italia e noi ci imbarchiamo sul Rusalka. Raggiunta la barca ormeggiata a Ras Qulan, il comandante ci avvisa che a bordo non era presente nessun approvvigionamento. Due di noi raggiunsero in autostop il paese di Quseir. Alle prime ore del mattino si alzavano le vele e per la prima volta navigavamo il Mar Rosso nel silenzio assoluto.
bellissima da qualsiasi punto la guardassi
i progetti del Rusalka
in navigazione
la dinette
Rusalka a Zabargad
Josko
Gigi Nava
Dario Marangoni
Laura alla barra
Rusalka e Zabargad ormeggiate una di fianco all'altra
Si susseguono avvenimenti
A maggio accompagniamo lo staff di Folco Quilici che realizzerà un documentario sul Mar Rosso e sulle anfore di Dolphin reef.
A novembre al Rusalka affianchiamo il Sandokan, una seconda barca a vela appena giunta dall’Italia con capitan Aldo Tommasi e un giovare marinaio “de Roma” di nome Gaetano Franza.
Qualche mese dopo ci raggiunge dall’Italia Andrea Molisso a bordo del suo catamarano Amore&Psiche.
Ad Hurghada giunge un giovane Alberto Barattini al quale verrà affidata la gestione dei corsi sub al Diving World.
La Compagnia del Mar Rosso per la prima volta partecipa all’Eudi Show, la fiera della subacquea che si tiene a Verona. Realizziamo il primo catalogo di una lunga serie e la prima maglietta di una lunghissima serie.
Ad Hurghada viene installato il primo semaforo. Non cambia nulla: automobili e microbus continuano a seguire la strada dell’istinto.
il Sandokan di Aldo Tommasi con a bordo un giovanissimo Gaetano Franza appena arrivati in Mar Rosso
Amore & Psiche di Andrea Molisso
un giovane Alberto Barattini
primo catalogo di Compagnia del Mar Rosso
la prima maglietta di una lunga serie
Hurghada senza semafori
Estati da Estasi
Il Diving World in questi anni diventa il punto di ritrovo di tutti i subacquei italiani in Mar Rosso.
Le barche erano sempre più organizzate e i nostri amici pescatori con i quali avevamo iniziato a navigare diventavano un ricordo indelebile ai quali dovremo sempre la nostra riconoscenza.
Capitava di partire dal molo dello Sheraton con 15 barche ognuna con 12 sub. Un altro dato straordinario erano i 1.000 brevetti rilasciati, questi numeri fanno capire il movimento che generava la subacquea in quel periodo.
barche diving in attesa dei clienti
centinaia di bombole riempivano il pontile dello Sheraton
Il M/Y Amelie
A marzo viene varato il m/y Amelie un motoryacht di 20 metri pensato per crociere tra Hurghada e le coste del Sinai. La guida a bordo sarà Gigi Ferrari, il maggior conoscitore del Mar Rosso, la guida perfetta per tutti i fotografi transitati da quelle parti. Amelie è stata la casa galleggiante di Gigi. Non si saprà mai quante immersioni abbia fatto ma una cosa è certa, qualsiasi pesce cercassi lui sapeva dove si trovava.
Dopo Gigi sull’Amelie si installerà Christoph Donati, altra grande guida e profondo conoscitore di relitti.
Fin dal primo giorno il M/Y Amelie e’ stata capitanata da rais Taufik e dal suo fido compare Said: i due scenderanno da Amelie moltissimi anni dopo, solo quando la barca avra’ terminato di navigare.
prima versione di Amelie
Gigi Ferrari il mito del Mar Rosso
Christoph Donati
capitan Tawfik
Said inseparabile compare di Taufik
Lo staff si ingrandisce
Al Diving World si aggiungono nuove guide e tra queste anche Remo Pinana “lo svizzero”. Remo entrerà presto a far parte della nostra storia.
Intanto la mole di lavoro aumenta a dismisura, non siamo più in grado di gestire la logistica extra diving e per la prima volta decidiamo di assumere un’assistente in loco. Daniela Lanticina, Vittoria Gallo, Elisa Rosa e Agata Sarcì si sono succedute negli anni successivi.
Laura entra di diritto a far parte della Compagnia del Mar Rosso, il suo Rusalka è stato il miglior biglietto da visita che potesse presentarci e per lei si sono spalancate le porte della Compagnia.
Gigi acquista dal pasticciere dello Sheraton la mitica Fiat 128 che a sua volta era già stata acquistata usata in Germania. Una macchina senza tempo che con molta probabilità è ancora in uso da qualche parte.
Remo
Daniela
Vittoria
Gigi con la sua Fiat 128
la Fiat 128 di Gigi
Marse oltre il confine
A bordo del Rusalka decidiamo di oltrepassare il confine egiziano per raggiungere le Marse Sudanesi. Partiamo da Hurghada ai primi di novembre utilizzando vecchie e approssimative mappe nautiche poco dettagliate, in particolare per il tratto di mare sudanese. Durante quella navigazione è capitato più di una volta di infilarci all’interno di barriere coralline simili a labirinti ed impiegare ore per venirne fuori. Fu un’esperienza unica perché eravamo soli in un mare sconosciuto a bordo di una barca a vela. Al calare del sole ci infilavamo dentro le marse circondati da un paesaggio mozzafiato e accompagnati dal canto dei dugonghi. Sbarcammo a Suakin accolti da una tempesta di sabbia.
Il giorno in cui oltrepassammo il confine per raggiungere Elba reef si alzò un vento teso accompagnato da forte pioggia, la stessa notte ci accorgemmo che l’acqua si era infiltrata all’interno del serbatoio del gasolio attraverso le bocchette degli sfiati. Passammo 3 giorni ormeggiati a Elba reef a separare l’acqua dal gasolio utilizzando bottiglie vuote all’interno delle quali avveniva la separazione dei due liquidi.
infilati dentro una barriera corallina
Laura al timone
Gigi al timone
prime barriere sudanesi poco oltre il confine
visioni dalle Marse
ormeggiati all'interno di una marsa
l'arrivo a Suakin
l'arrivo a Suakin
Abul il cuoco. Veniva da Dongola e soffriva il mare
poco dopo l'entrata a Suakin si alzò un forte vento che in pochi minuti colorò tutto di rosso
La nuova sede del Diving World
Il Diving World inaugura la nuova sede distaccata dal corpo centrale dello Sheraton, un luogo magico, una calamita per tutti i sub al rientro dalle immersioni.
Da questo diving sono transitati tutti i subacquei che hanno frequentato il Mar Rosso in quegli anni miracolosi. Il punto di incontro era per tutti il bar del diving.
Alberto Barattini sostituisce Mauro e Margherita diventando direttore del Diving World.
Difficile ricordare tutte le guide che sono transitate da qui negli anni. Mauro e Margherita Formaleoni, Gigi Ferrari, Shaaban, Remo Pinana, Anna Cabeza, Giulia Hennas, Jose Gonzales, Shazly, Mike, Gamal, Marco e Sissi, Gaetano Franza, Alberto Barattini, Manfredi Nobile, Katti Angelini e tanti altri.
Un diving avvenieristico
Alberto diventato da poco direttore del Diving
Shaaban
Remo
Anna Cabeza
Giulia Hennas
Josè Gonzales
Marco e Sissi
Gaetano
Shazly
esplorazione di Saint John
Proseguendo il nostro cammino di ricerca verso sud ci inoltriamo per la prima volta alla scoperta dei reef di Saint John. Ci immergevamo, mappavamo, disegnavamo e davamo un nome ad ogni singolo reef.
Ad ogni componente dell’equipaggio facevamo scegliere un reef con il suo nome: sha’ab Osama (il marinaio), sha’ab Aid (il figlio del capitano), sha’ab Mahrus (il cuoco), sha’ab Farag (il motorista), abili Gafaar (il comandante), marsa Selmi (il marinario).
l'isola di Sirnaka
ovunque ci trovassimo disegnavamo una mappa
per la prima volta a Abu fendera
wadi Gimal
la mappa di Sataya
l'isola di Sirnaka
Aldebaran sullo sfondo dell'isola di Sirnaka
Nasce Focus
Nasce Focus, il il primo centro noleggio di macchine fotografiche e video. L’idea è di Remo. Focus negli anni diventa un punto di riferimento per i diving di Hurghada che attraverso Focus potevano offrire ai propri clienti una serie di servizi extra.
Remo, Kevin, Thierry, Ivan e Renzo sono stati nel tempo gli artefici di questa attività parallela alla subacquea che negli anni a seguire si svilupperà sempre di più seguendo le richieste del mercato turistico in continuo sviluppo.
Un giorno Remo si presenta con la nuova auto di rappresentanza: una bellissima Fiat 127 gialla con tanto di logo e servizio a domicilio.
Qualche giorno dopo fece una brutta fine.
veduta esterna del negozio
interno negozio
Remo e Thierry
Renzo con un assistente in sala di regia
Gaetano e Giulia in negozio
esposizione dei prodotti
prodotti da noleggiare
la 127 prima
la 127 dopo
Zabargad si allontana. Apre il Papa's bar
Una serie di disposizioni governative anticipano la temporanea chiusura delle isole egiziane. Il paese si appresta a dare una regolamentazione al turismo subacqueo. Sarà un anno di grossi sconvolgimenti per le crociere. Viene definitivamente vietato l’accesso all’isola di Zabargad. Fu una scelta difficile da digerire, ormai ci sentivamo gli unici depositari di quel tratto di mare, quella che pensavamo fosse un’isola tutta nostra stava diventando l’isola di tutti.
Viene ufficialmente costituita l’HEPCA (Hurghada Environmental Protection and Conservation Association), organizzazione non governativa che si occupa attivamente della protezione e conservazione dell’ambiente subacqueo, un grosso passo verso la protezione di questo mare che lentamente inizia a pagare lo scotto di un successo troppo invasivo.
L’unica nota lieta di questo periodo è la nascita del Papa’s Bar. Bastarono pochi giorni perché questo bar sulla spiaggia diventasse punto d’incontro delle notti hurghadiane. Fiumi di birra Stella si consumano ogni sera.
la spiaggia del Papa's
veduta esterna del Papa's Bar
notti colorate
Il Mar Rosso in crociera
Il forte impulso verso le crociere subacquee ci costringe a potenziare la flotta affiancando nuove imbarcazioni alle ormai ben note Zabargad e Amelie. In questi anni nascono armatori e imbarcazioni di nuova generazione che utilizzeremo: Royal Emperor, Miss Nouran, Samaa, Aqua Safari, Rosetta, Veena, Farouk, queste sono alcune delle barche sulle quali abbiamo navigato negli anni a venire.
Saranno diverse le guide che si avvicenderanno a bordo delle imbarcazioni: Gaetano Franza, Hamam, Josè Gonzales, Marco e Sissi, Andrea Siri. Inizia a verificarsi un cambio di interesse verso il mare da parte dei subacquei più esperti che fino ad allora avevano frequentato i diving center; le crociere non sono più un privilegio per pochi ma un modo diverso di vivere il mare.
Il forte incremento turistico che si sta verificando riverserà su Hurghada appassionati subacquei da tutto il mondo con un impressionante incremento di barche e sub; la conseguenza di questo sarà il visibile deterioramento del fragilissimo equilibrio marino.
Royal Emperor, la prima imbarcazione di ferro
Miss Nouran
Samaa, la barca di Josè
Aqua Safari
Miss Veena, una vita insieme
Aldebaran. Sempre insieme
Finalmente il Sudan
Con le nuove regolamentazioni del Parco Marino in Egitto decidiamo che è giunto il momento di trasferirci in acque sudanesi. Spostiamo definitivamente il Rusalka per cominciare una nuova storia. Il mare sudanese ci lascia letteralmente senza parole, ogni tuffo è una visione paradisiaca. Per sette anni si susseguiranno varie imbarcazioni comandate da grandi capitani. Rusalka con Salvatore Paternostro, Ishtar con Josko, Filicudi con Bobo e Mary e Sherazade con Renato e Cristina.
Mentre in Egitto il forte impatto turistico aveva aumentato notevolmente il numero di imbarcazioni e di subacquei, in Sudan eravamo tornati a vivere le stesse emozioni dei primi anni egiziani.
La prima visione del faro di Sanganeb fu una fucilata al cuore, non avevamo mai visto un posto che emanasse tanta magia come la vista dell’atollo dall’alto del faro.
Scendere dal volo Sudan Airways, attraversare a piedi il minuscolo aeroporto di Port Sudan circondato dal deserto ed essere avvolti da folate di aria bollente ci riportava indietro nel tempo. Navigavamo solitari e ci immergevamo in luoghi che erano un vero sogno.
Durante la sosta tra una crociera e l'altra ci incontriamo sulle isole per sfidarci al tiro con l'arco
Rusalka
Salvatore Paternostro capitano del Rusalka
Ishtar
Josko capitano di Ishtar
Filicudi
Bobo e Mary armatori del Filicudi
la magia di Sanganeb
vecchio biglietto aereo della Sudan Airways
arrivo all'eroporto di Port Sudan
sala d'aspetto all'aperto dell'aeroporto di Port Sudan
Il sogno del faro
Rimanemmo così colpiti dalla visione del faro di Sanganeb che durante una delle serate trascorse in barca insieme a Renato e Salvatore decidemmo di proporre al governo sudanese la gestione del faro per costruire il Sanganeb diving resort. Presentammo il progetto che venne accettato; purtroppo poco tempo dopo scoppiò la prima guerra del Golfo e il nostro sogno venne definitivamente bloccato. Almeno ci avevamo provato; non sempre i sogni si concretizzavano ma l’importante era continuare a sognare.
Per un lungo periodo le nostre attenzioni erano rivolte soltanto a questo progetto. La sera ci incontravamo su una o sull’altra barca e iniziavamo a sognare: intanto il Sanganeb Diving Resort prendeva forma.
bozzetto di un sogno realizzato da Aimaro isola
modello in balsa del nostro sogno
incontro con i faristi
riprese per un documentario sul faro
Grandi cambiamenti
Hurghada ha raggiunto una ricettività turistica impressionante. Luci, alberghi e McDonald’s rappresentano la nuova facciata di questa città raggiunta quotidianamente da tutta Europa. Si aprono i primi centri commerciali, sulle vetrine dei negozi iniziano a comparire scritte in cirillico. Il turismo russo è un fiume in piena che si riversa sulle delicate coste del Mar Rosso, ogni giorno all’aeroporto di Hurghada atterrano una media di 15 aerei. Il vecchio paese con i suoi bar sulla strada non esiste più.
Un nuovo personaggio si aggiunge al clan delle guide, la comunità inizia a farsi sempre più ricca e ben assortita, è Andrea Resio che resterà per diversi anni come guida a bordo dello Zabargad per poi diventarne socio.
Il primo incontro con Andrea fu abbastanza traumatico per tutto l’equipaggio dello Zabargad che si trovo’ di fronte un giovanotto con i capelli colorati di rosso. Non fu facile fargli capire ai ragazzi dell'equipaggio che si poteva essere delle buone guide sub anche se stravaganti.
Dopo un lungo tira e molla il mitico Sheraton costruito negli anni ’60 e simbolo del Mar Rosso viene chiuso e dichiarato monumento nazionale.
nuovi turisti nel vecchio mondo
alberghi di lusso per nuovi turisti
nuovi prodotti si presentano sul mercato
vetrine colorate che attirano l'attenzione
paccottiglie
Andrea Resio e Hamam
L’altra sponda del Mar Rosso
Tutto ebbe inizio un giorno dell’anno 2000, prima di allora solo il comandante Cousteau all’inizio degli anni ‘60 provò ad immergersi in quelle acque sconosciute, peraltro con poco successo dato che venne ben presto allontanato per mancanza di permessi, dopodiché il nulla.
Quel mare che si affacciava sulla sponda opposta a quella egiziana sembrava un sogno proibito, una meta irraggiungibile anche se ci separavano solo poche miglia. Bisognava credere nei sogni e non smettere mai di inseguirli perché un giorno si sarebbero realizzati continuavamo a ripeterci. E così fu!
A settembre veniamo invitati dall’ente turistico saudita per effettuare una perlustrazione della costa antistante la città di Jeddah. Nostro sponsor sarà la compagnia aerea Saudi Arabian Airlines. Partiamo con il nostro socio di allora Roberto Milone e veniamo affidati a Victor Horgan, un omone dalla stazza maestosa che gestisce un diving in città. Grazie a Victor mettiamo per la prima volta la testa sott’acqua in quel mare.
Per 2 anni organizzeremo alcuni viaggi a Jeddah con uscite giornaliere. Eravamo finalmente nel Mar Rosso Saudita ma mancavano i due elementi più importanti: navigare e scoprire.
Atterrammo a Jeddah a notte fonda dopo un fantastico viaggio in prima classe. Alle prime luci dell’alba saudita usciamo in un giardino tappezzato da palme e enormi massi dalle forme sferiche. Una meraviglia, fino a quando ci avviciniamo a una palma e ci rendiamo conto che tutto quello che avevamo davanti era di plastica: palme, giardino e massi.
Roberto Milone appena arrivato a Jeddah
Victor Horgan durante una escursione nel deserto
le barche diving
Victor
Roberto
diving del Durrah el Harus
Primi passi sauditi
In questo anno si sono susseguiti numerosi incontri con personaggi ai quali oggi e’ impossibile dare un volto e un nome. Montagne di parole, idee e progetti che si dissolvevano in breve tempo. Abbiamo incontrato principi, governatori, ministri e capitribu’ e chissà chi altro.
Un giorno veniamo ricevuti da un governatore in una lussuosissima villa addobbata di tappeti persiani, fiori ovunque e una moltitudine di salotti e stanze. Tutt’intorno alle pareti dell’enorme salone nel quale ci eravamo riuniti c’erano sedie laccate d’oro rigorosamente appoggiate ai muri e in mezzo una sorta di trono sul quale sedeva il fantomatico governatore. Dopo le presentazioni ufficiali ci viene chiesto di esporre il nostro progetto. Ovviamente parliamo della possibilità di operare nel settore della subacquea organizzando crociere a bordo di imbarcazioni da 20 / 22 posti. Esponiamo l’analisi dei costi e un’idea degli utili. Il governatore si alza e con assoluta tranquillità ci chiede per quale motivo non convenisse costruire una barca che trasportasse 100 subacquei in modo da aumentare notevolmente i profitti.
Quando ormai avevamo perso la speranza si presenta nei nostri uffici a Milano un biondo di nome Eric Mason, emissario del principe saudita Prince Abdullah bin Saud. Eric ci presenta i progetti del m/y Dream Voyager che diventerà la prima barca da crociera ad operare nel mare saudita.
Eric Mason braccio destro del principe
Dream Voyager ormeggiato all'isola di Malathu
Dream Voyager e Dream Master ormeggiate al porto di Al Lith
Adriano, Eric e il primo equipaggio del Dream Voyager
comandante del Dream Voyager
Nelson nella sua tipica posizione fuori dall'cqua
avvicinamento all'isola di Abu Latt
Eric
Dream Voyager appena varato
falco pescatore ad Abu Latt
Prime esplorazioni in Saudi
All’inizio dell’anno riusciamo ad effettuare una prima esplorazione nei fondali di Yanbu; a bordo di una piccola barca di pescatori ci facciamo portare ai Seven Reef; sono ancora ben impresse nella mente la bellezza di quelle pareti che sprofondavano nel blu e la quantità di pesce che fuoriusciva da ogni anfratto.
A giugno veniamo contattati da Luca Giacchetti responsabile della compagnia aerea Saudi Arabian che ci propone di effettuare la prima crociera esplorativa a bordo del nuovissimo Dream Voyager. Il primo passo era stato fatto. Ci eravamo finalmente immersi a Yanbu.
Durante quella crociera ci tuffammo ovunque incontrassimo un reef, quel mare ci era ancora totalmente sconosciuto.
All’arrivo in aeroporto veniamo accolti da una delegazione del governo con tanto di giornalisti e fotografi al seguito; una delle persone della delegazione ci seguirà anche in crociera. Durante una sosta a Yanbu decidiamo di riempire la jacuzzi che si trovava a prua, al rientro in barca rimaniamo sorpresi nel vedere che la vasca è ancora vuota; le centinaia di litri versati nella jacuzzi si erano riversati direttamente nella cabina sottostante, proprio quella del saudita.
appoggiati al Yanbu Divers partivamo alla scoperta dei Seven Reef
imbarcazione con la quale abbiamo raggiunto i Seven reef
foto di rito all'arrivo a Yanbu per la prima crociera esplorativa
Si riconoscono il fotografo Franco Banfi e Luca Giacchetti responsabile Saudia
con la maglietta arancione il fotografo Pierfranco Dilenge
Luca Giacchetti e Eric Mason
Massimo
Luca Giacchetti con il sindaco di Yanbu
primi tuffi ai Farasan Banks
Luglio 2003 - effettuiamo la prima crociera esplorativa ai Farasan Banks a bordo del Dream Voyager. Questo era il mare che stavamo cercando e finalmente l’avevamo raggiunto.
Continuiamo a navigare con regolarità a bordo delle imbarcazioni Dream Voyager e Dream Master di proprietà del nostro partner saudita, Prince Abdullah bin Saud, il nostro compagno d’avventura e referente del principe è sempre Eric Mason.
Le due guide sub sono Nelson e Alex, Bong è il cuoco ma saranno tutti i ragazzi filippini con i quali abbiamo condiviso quegli anni a esserci sempre a fianco e condividere questa meravigliosa esperienza. Si affiancheranno anche alcune guide italiane tra cui Daniele Cerri e Carlo Cianti con il quale abbiamo percorso un bel tratto di strada.
Mappiamo una moltitudine di reef tra i Farasan Banks e Yanbu navigando senza sosta.
Aprile 2004 – affittiamo una goletta in Turchia con l’idea di portarla a lavorare a Yanbu. L’idea è quella di iniziare a mettere una prima imbarcazione di nostra gestione, sarà un’esperienza divertente che si concluderà presto.
Ancora oggi nessuno sa se Adriano e Hamam avessero una idea di dove dovevano arrivare. Quel viaggio dall’Egitto all’Arabia a bordo della goletta e’ sempre stato avvolto nel mistero. Giunti a Jeddah si sono infilati per errore nella marina privata del principe e quindi arrestati.
a bordo del Dream Voyager ogni giorno era una scoperta. Non si conosceva nulla di questi paradisi
le isole erano abitate da colonie di uccelli in particolare le sterne che vi depositavano le uova
stormi di uccelli si evevavano in volo quando ci avvicinavamo a loro
Nelson
Alex
Bong
Daniele Cerri
discesa sull'isola di MarMar
l'avevamo chiamata Yanbu Dreamer ma è durata pochissimo
Hamam per la prima volta al timone di una goletta
avventura yemenita
Si parte per lo sconosciuto Yemen, di questi fondali non conosciamo nulla ma la possibilità di esplorarli accompagnati dal grande amico Maurizio Pazzelli ci sembra una occasione unica. Maurizio è il solo “folle umano” sulla terra che naviga queste acque a bordo della sua bellissima goletta Boreas. Le premesse per un viaggio epico c’erano tutte visto che avevamo programmato di raggiungere le isolatissime Zubayr dove ci attendevano luoghi e immersioni incontaminate. Non sempre però i viaggi esplorativi riescono come dovrebbero e quello alle Zubayr, nonostante le premesse fu un viaggio complicato fin dall’inizio: all’accensione del motore del Boreas veniamo invasi da una gran fumata nera. Motore fuso.
La morale è stata che le Zubayr le abbiamo raggiunte a bordo di due gommoni e piccole barche di pescatori dopo un viaggio difficile da raccontare; una volta raggiunte le Zubayr ci accampiamo per il resto dei giorni nell’isola di Rugged dove si trova una enorme grotta. Al secondo giorno le vibrazioni del compressore hanno fatto crollare enormi massi dalla volta della grotta, una scena da film se non fosse che sotto quella pioggia di massi c’eravamo tutti noi. Un viaggio rimasto memorabile.
avvicinamento alle Zubayr a bordo dei gommoni
uscita per una escursione
momenti di riposo. L'ombra è inesistente
la grotta sull'isola di Rugged diventa accampamento
appena svegliati, l'ombra è già sparita
relax in grotta
bivacco in grotta
la grotta vista dall'esterno era bellissima
lista della spesa
Maurizio in contemplazione
Aldebaran, la rossa
A dicembre in Egitto variamo la barca rossa. Aldebaran, capitan Said e il suo equipaggio segneranno un’ennesima svolta di qualità delle imbarcazioni del Mar Rosso. Con Aldebaran cambia soprattutto la vita di bordo, oltre alla perfetta logistica diving si aggiunge la maniacale attenzione per ogni dettaglio a partire dalla qualità della cucina. Artefici del grande successo sono Andrea Resio e Adriano. La barca rossa da quando ha iniziato a lavorare non si è mai più fermata diventando una delle imbarca-zioni più longeve e operative del Mar Rosso ma soprattutto un riferimento sicuro per il mercato italiano dei subacquei.
Ognuna delle guide passate su Aldebaran ha lasciato un ricordo indelebile e ognuna di loro è un pezzo di storia: Andrea e Roberto Siri, Ahmed Nubiano, Davide Iori, Patrizia Rosa, Marco Scilipoti, Alessio Serafini e Claudio de Cesaris.
Il primo progetto di Aldebaran venne disegnato sulla sabbia lungo la spiaggia del cantiere di Safaga dal progettista che poi avrebbe diretto i lavori. Le avventure della barca rossa sono state ripetutamente raccontate nei disegni del grande Bruno Fullin, straordinario inventore delle famose Crociere Spritz.
prima immagine del varo di Aldebaran
ultimi preparativi prima della messa in acqua
primo equipaggio
Andrea Siri
Ahmed Nubiano
Patrizia Rosa
Marco Scilipoti
la cucina di Aldebaran è sempre stata un must
Le crociere Spritz
In questo periodo Aldebaran è sicuramente la barca più attiva del Mar Rosso egiziano grazie alla qualità del suo servizio. Come abbiamo già anticipato, tra gli innumerevoli frequentatori fissi della barca c’è stato anche Bruno Fullin un grande amico e bravissimo pittore che per molti anni aveva scelto Aldebaran e i fondali del Mar Rosso come sue muse ispiratrici. A Bruno si devono splendidi acquarelli attraverso i quali ci ha raccontato le sue visioni sottomarine.
Da buon veneziano Bruno, oltre ad averci riempito gli occhi, ha ben pensato di riempire anche il palato degli ospiti a bordo. Un giorno decise di organizzare la prima Crociera Spritz. Per diversi anni queste crociere divennero un incontro fisso: i subacquei univano la passione per il mare alla degustazione del mitico Spritz delle ore 17.
Bruno
Aldebaran a Rocky island
visioni subacquee
le Brothers immaginate da Bruno
schizzi di pesce falco
meravigliosi quaderni di Bruno
Hamam arriva in Saudi
Marzo 2007 arriva la grande notizia, finalmente ci viene offerta la possibilità di portare una delle nostre imbarcazioni egiziane in Arabia. Inizia una nuova meravigliosa, appassionante storia. Inconsapevoli iniziavamo a scrivere le prime pagine di storia del Mar Rosso saudita, a bordo delle nostre barche con equipaggi e capitani con i quali lavoravamo insieme da una vita.
Il m/y Veena sarà la prima e unica barca straniera a navigare in Arabia Saudita e noi per tutto questo tempo saremo gli unici ad immergerci in queste acque. Finalmente dopo avere tanto sognato questo momento, Hamam riesce a mettere piede in Saudi era il suo sogno, era il nostro sogno. A marzo 2008 al m/y Veena si affiancherà il m/y Suzanna capitanate da Abdallah e Bakry. Saranno anni di indescrivibili emozioni, vivevamo in una bolla che sembrava non esaurirsi mai. A bordo si susseguono fantastiche guide che si alternano tra le due barche. Hamam in primis che da qui non si è mai più mosso, Carlo Cianti, Andrea Maggioni, Danilo Lanini e Davide Iori.
La prima volta che ho incontrato Hamam in Saudi rientravo da una crociera a bordo del m/y Voyager; come sempre al rientro a Jeddah c’era la sosta al mercato prima del volo di rientro in Italia. Appena aperte le porte del pullman una voce conosciuta e tanto attesa, in quel preciso momento avevamo voltato pagina. Hamam c’era davvero e questo per noi rappresentava la certezza di continuare insieme un lavoro iniziato insieme 30 anni prima sull’altra sponda.
con l'arrivo del m/y Veena era iniziata un'altra meravigliosa storia
pochi mesi dopo arriva in Saudi il m/y Suzanna
equipaggio del Veena
Carlo Cianti
Andrea Maggioni
Davide Iori e Danilo Lanini in attesa del volo per Yanbu
cena a Jeddah con Hamam e Carlo
Hamam e Massimo durante una sosta tra una crociera e l'altra
il paese di Al Lith
Veena ormeggiato al porto di Al Lith
Gibuti e gli squali balena
Avevamo sentito parlare di questo minuscolo paese bagnato dalle acque del Mar Rosso e da quelle dell’Oceano Indiano, sapevamo che quella doveva essere una delle nuove mete da esplorare e poi lì c’erano gli squali balena. A gennaio 2007 effettuiamo la prima crociera esplorativa a bordo della goletta Elegante accompagnati dal biologo Danilo Rezzolla, iniziamo una avventura che negli anni ci porterà ad esplorare i fondali ma soprattutto a dare inizio al progetto Whale Shark Expedition coordinato da Emilio Mancuso e i biologi di I.S.M. Negli anni successivi frequenteremo Gibuti quasi ogni stagione per immergerci e mappare gli squali balena presenti nel golfo di Tadjoura.
La baia de l’Etoille è una delle zone dove si radunano gli squali balena ma è anche un campo di esercitazioni militari dei vari eserciti presenti a Gibuti. Un giorno mentre nuotavamo alla ricerca degli squali balena sulla spiaggia era in atto una vera e propria simulazione di guerra con tanto di spari. Sopra di noi sentiamo volare un elicottero dal quale si sporge un militare che ci urla parole incomprensibili, intanto a terra continuavano a sparare. Alziamo la testa per capire cosa stesse accadendo e il militare allungando un braccio ci indica la posizione degli squali balena.
Île du Diable nel golfo del Goubbeth
Danilo Rezzolla
la goletta Elegante con la quale abbiamo iniziato le avventure Gibutiane
Elegante mentre attraversa la Sec de la Passe
tutta la bellezza del lac Assal
a bordo della bellissima Boreas capitanata da Maurizio Pazzelli
Emilio Mancuso al lavoro dopo una giornata di identificazione dei balena
Claudio Scarpellini armatore di Elegante
Maurizio Pazzelli al comando di Boreas
Emilio Mancuso mentre fotografa un balena
Fine di un’era Saudita
Dal 2003 non ci siamo mai fermati, abbiamo navigato, scandagliato, immersi e mappato quasi tutta la zona dai Farasan Banks a Yanbu, oltre 600 chilometri di Mar Rosso. Non importa quante migliaia di immersioni abbiamo effettuato, quante miglia abbiamo percorso, in quanti siti ci siamo immersi; quello che rimane di quel tempo è che ogni sito di immersione è stato scoperto, scandagliato, mappato e nominato.
Fin dall’inizio dell’anno 2010 correvano voci che il paese volesse chiudersi al turismo; a giugno ci viene comunicata la ferale notizia che nel giro di una settimana avremmo dovuto puntare la prua delle nostre barche a occidente e rientrare in Egitto. I sogni come arrivano possono anche esaurirsi, tornavamo indietro portandoci nel cuore le immagini di un tempo irripetibile e una immensa tristezza.
In quel momento fummo presi da uno sgomento difficile da descrivere, immaginavamo che prima o poi il paese decidesse di chiudere nuovamente i confini ma speravamo che quel giorno non arrivasse mai, invece eccoci a raccogliere i pezzi di otto anni di lavoro, girare la barca e rientrare verso casa. Eravamo certi che lasciare quel mare significasse chiudere una porta che chissà quando mai si sarebbe aperta nuovamente. Semmai si fosse riaperta sicuramente non sarebbe stata la stessa.
Ci protravamo nel cuore il ricordo di meravigliose isole incontaminate
isola di Dohra
Abu Latt
Eagle island
Marmar
Danak
stormi di uccelli si alzano in volo dall'isola di Malathu
Nuovo Sudan
Il persistere delle rivolte arabe in Egitto, la chiusura definitiva dell’Arabia Saudita ci costringeva a fare rotta verso il Mar Rosso sudanese. Con capitan Abdallah puntiamo la prua verso le coste sudanesi, a bordo nel tempo ci saranno Hamam, Sergio Anderson e Marco Scilipoti. Un’altra storia stava cominciando, l’amore e la passione per questo mare aumentavano di giorno in giorno.
Suzanna, Horizon, Nouran e Voyager sono le barche con le quali abbiamo navigato in Sudan fino al 2019 capitanate da Abdallah e Bakry.
Una nuova generazione di barche veloci provenienti dall’Egitto si dirigeva verso il mare sudanese; terminava l’era dei pionieri sudanesi.
Capitava spesso che le giornate di primavera avanzata fossero già torride, a Port Sudan c’era un facoltoso commerciante che possedeva una grande cella frigorifera, una parte di cella veniva riempita con i prodotti da mantenere freschi e da vendere, un’altra parte veniva affittata a chi voleva godersi un’ora di fresco nella ghiacciaia.
EGITTO Agosto 2012
sapevamo che poche miglia dopo il confine tra Egitto e Sudan a Elba reef si trovava un grosso relitto italiano affondato nei primi anni del ‘900, quella era un’area che non veniva battuta durante le crociere in Sudan in quanto fuori rotta e soprattutto in una zona controllata dai militari dei due paesi.
La tentazione di mettere il naso sott’acqua ed essere tra i primi a ritrovare il Levanzo ci aveva convinti a superare il confine senza nessuna certezza di trovare il relitto ma soprattutto senza permessi.
Rimane ancora oggi il ricordo di una scoperta straordinaria vissuta da tutto il gruppo con grande emozione. Ci tornammo 2 anni dopo riuscendo a malapena a fare 2 tuffi prima di essere inseguiti dalla guardia costiera sudanese, in quel caso le emozioni furono un po’ diverse dalla prima volta.
primi giorni di rivolte al Cairo
i carri armati sono posizionati in ogni angolo della città
finalmente la pace sudanese. Il Suzanna all'ormeggio
con capitan Bakry siamo passati dai reef sauditi a quelli sudanesi. Ogni giorno era una scoperta
Abdallah è stato per diverso tempo il braccio destro di Bakry prima di diventare a sua volta un fantastico capitano
equipaggio del Voyager. Si riconoscono Bakry, Sergio Anderson, Ahmed Nubiano
ormeggiati al porto di Port Sudan in attesa di caricare acqua
due uomini si rinfrescano con le gocce d'acqua che scendono dal serbatoio del camion
avevamo trovato il relitto del Levanzo.
relitto del Levanzo, l'emozione della prima immersione
Port Sudan si trasforma
Port Sudan si trasforma. La cittadina diventa un punto di riferimento per i subacquei di tutto il mondo. Le nuove rotte che collegano Dubai con Port Sudan si intensificano, in paese si respira aria di grande cambiamento. Il porto è un continuo via vai di barche che partono e tornano, il piccolo aeroporto è sempre pieno di turisti che giungono da ogni parte del mondo. È una gioia per tutti noi sapere che questo meraviglioso paese e la sua gente vivono un periodo così ricco di speranze.
Sul lungomare compaiono decine di piccoli bar all’aperto con i tavolini che si affacciano sul mare. Ovunque ci sono tavoli da biliardo, si respira un’aria speciale. Il venerdì la gente si riversa sul lungomare ad attendere le barche al rientro dalle crociere.
Sherazade ormeggiata al porto
Danilo su un tuk tuk
luci e colori del porto
il venerdì sera il paese si riuniva al porto per vedere rientare le barche
portavano tappeti da acsa e trascorrevano ore seduti
ogni barca era un'attrazione
improvvisamente il lungomare di Port Sudan si colorò e si illuminò
scendevamo dalla barca e nadavamo da Hanina a bere il suo caffè con lo zenzero
vita frenetica il venerdì sera
Profondo sud Sudanese
Per la prima volta incontravamo le isole del profondo sud dislocate fino a poche miglia dal confine con l’Eritrea. Il Mar Rosso ci regalava l’ennesima sorpresa, con questa destinazione avevamo aggiunto un altro tassello alla sua conoscenza. Navigavamo senza incontrare altre barche, quel tratto di mare lontano da tutto ci aveva riconquistato ancora una volta. In queste acque avevamo ritrovato tutta la bellezza e la ricchezza del Mar Rosso. Dopo ogni immersione salivamo a bordo come se fosse stata la prima volta che mettevamo la testa sott’acqua: la gioia, l’emozione e la ricchezza di questo pezzo di mare ci lasciavano stupefatti ma soprattutto vivevamo di nuovo quella fantastica sensazione di essere soli in un mare dove c’è ancora molto da scoprire.
A bordo dei m/y Suzanna e Voyager ci sono Hamam, Sergio Anderson e Marco Scilipoti
La prima immersione a Dahrat Abid e’ scolpita nella mente: in Sudan le grosse aggregazioni di squali martello sono comuni, ma tuffarsi in acqua e trovarsi circondati da una quantita’ indescrivibile di squali fu una sensazione che ancora oggi si fa fatica a raccontare.
Dahrat Abid l'isola più meridionale del mar rosso sudanese. Un sogno
Hamam
Hamam e Sergio
Sergio Anderson
la rotta del profondo sud
Marco Scilipoti ha sostituito Sergio Anderson
capitan Bakry studia l'ormeggio a Dahrat Abid
gli squali seta erano compagni d'immersione ovunque ci trovassimo
ci tuffavamo e disegnavamo ogni reef
isole che si materializzavano dal nulla
Fugace rientro in Saudi
Dal 2010 al 2019 non si sentirà più parlare di Arabia Saudita, la bolla dei sogni si è dissolta ma la speranza di ritornare un giorno rimane sempre viva.
L’unica parentesi fu nel 2015 quando dopo cinque anni dalla definitiva chiusura veniamo contattati dall’Università Orientale di Napoli che sta effettuando ricerche archeologiche su antichi relitti affondati in Mar Rosso. Improvvisamente ci ritroviamo nuovamente a galleggiare sul mare d’Arabia alla ricerca di un relitto affondato alla fine del ‘700 all’interno di una laguna a nord di Yanbu. Fu un’esperienza straordinaria perché per la prima volta ci immergevamo con l’obiettivo di conoscere la storia di quel tratto di mare attraverso i naviganti del passato e poi dopo cinque anni ritrovavamo alcuni degli amici con i quali avevamo condiviso le nostre esperienze saudite passate in particolare Nelson con il quale avevamo condiviso le primissime immersioni in Arabia a bordo del Dream Island.
Non ci era mai capitato di trascorrere cosi’ tanto tempo rinchiusi dentro la stessa laguna: per una settimana ci immergevamo anche quattro volte al giorno su un fondo sabbioso a 12 metri di profondita’ alla ricerca di pezzi di storia. Ne valeva la pena: quel relitto, che stava diventando famoso, lo avevamo casualmente trovato nel 2006.
Dream island all'ormeggio
dopo 5 anni ritroviamo Nelson a bordo del Dream Island
reperti
parti dello scheletro della nave
l'ancora del relitto
pezzi di fasciame
una montagna di anfore davanti ai nostri occhi
ritrovamento di vasellame
archeologi al lavoro
gruppo di ricercatori
Chiusura Sudan
Dopo anni indimenticabili trascorsi nel profondo sud sudanese, ad aprile arrivano le prime avvisaglie di un conflitto che prosegue ancora oggi. Purtroppo è l’inizio della fine di un altro sogno. Per l’ennesima volta il Sudan si infila in un tunnel di conflitti interni che in poco tempo costringe tutti gli stranieri ad evacuare dal paese. Tutte le barche ormeggiate al porto di Port Sudan girano la prua e rientrano in Egitto.
Poche settimane prima della ferale notizia, durante una delle tante soste a Port Sudan andammo a visitare il famoso acquario di cui tutti gli abitanti ci parlavano come se si trattasse dell’acquario più grande del mondo. Sicuramente era il più bizzarro.
entrata dell'acquario
vasche con pesci corallini
pesci in formalina
squalo martello imbalsamato
squaletti imbalsamati
carangidi imbalsamati
Il ritorno in Arabia
Dopo anni di silenzio e di speranze ecco che le porte dell’Arabia sembrano timidamente riaprirsi, riprendiamo i contatti interrotti anni addietro, a quanto pare è tornato il momento di rimettere in moto il sogno interrotto. Non è trascorsa una vita ma il paese sembra completamente rinnovato rispetto a quello che avevamo lasciato dieci anni prima. Per quanto ci riguarda capiamo subito che l’impegno che dovremo dedicare all’operazione Saudi sarà molto più improbo e oneroso di come ce lo immaginavamo ma l’idea di tornare superava ogni difficoltà. Individuiamo velocemente l’imbarcazione si tratta del m/y Typhoon, una grossa barca in ferro perfetta per navigare quel mare.
Il Typhoon appena arrivato in Saudi
Il buco nero del Covid
Dopo innumerevoli traversie a fine gennaio finalmente il m/y Typhoon varca il confine immaginario tra Mar Rosso egiziano e quello saudita, siamo pronti ed eccitati a ricominciare una nuova storia nel mare che tanto amiamo ma questa storia sarà destinata ad interrompersi nel modo peggiore possibile visto che a pochi giorni dall’inizio della prima crociera scoppia il caso Covid, un buco nero che durerà un anno intero. In tutto questo periodo la barca rimarrà ormeggiata in porto e noi disperatamente attaccati ad una sempre più flebile speranza.
Una volta raggiunto il porto di Jeddah l’equipaggio rimarra’ bloccato per oltre tre mesi senza neanche poter scendere dalla barca.
unico contatto con il mondo era il cellulare
Il profondo sud saudita
Per la prima volta nella storia di questo mare raggiungiamo il profondo sud del Mar Rosso saudita alla scoperta di isole e reef totalmente sconosciuti. Navighiamo a bordo del catamarano privato Mojito di proprietà dell’amico e grande navigatore Marco Arese con capitan Massimo Contini al timone. L’equipaggio è formato anche da Luigi “il sardo” e Roberto. Insieme trascorreremo due settimane irripetibili perché queste occasioni capitano una volta nella vita.
Uno dei ricordi piu’ divertenti riguarda la cambusa: all’arrivo a Jeddah era stracolma di bottiglie di vino, ovviamente vietatissimo in Arabia. Trascorremmo le serate a gustare il buon vino e a imbottigliare ogni bottiglia riempiendola di acqua colorata. Al controllo in uscita nessuno si accorse di nulla.
il Mojito all'ancora
l'armatore Marco Arese
capitan Massimo Contini
Luigi il sardo
Roberto
noi
spinnaker aperto si naviga di bolina
tutte le mattine un piccolo uccellino si presentava di fronte alla cabina
Una lenta ripresa
Tra mille difficoltà burocratiche cerchiamo di galleggiare e di non mollare il nostro sogno Saudita. Il paese è cambiato e il nuovo business è una mission sempre più impossibile. Gli investimenti sono esorbitanti e il sostegno da parte di chi si occupa di sviluppo del turismo è praticamente nullo. Noi continuiamo a perseguire i nostri sogni di scoperta e di conoscenza di questo mare. Ci sentiamo a casa e sappiamo che davanti a noi c’è ancora un lungo lavoro che ci aspetta. Le crociere riprendono finalmente a buon ritmo e al Typhoon nel tempo si affiancheranno sporadicamente altre barche tra cui Aldebaran.
Una delle emozioni più grandi di questo periodo buio è stata quando al termine di una delle prime crociere post-Covid, abbiamo avvistato Aldebaran con il suo equipaggio che ci aveva raggiunto in Saudi. Ci sono situazioni che in certi momenti servono a rassicurarti e a farti guardare avanti con positività.
il Saudi Explorer
il giorno dell'arrivo di Aldebaran in Arabia Saudita
breefing di Marco a bordo del Saudi Explorer
Torniamo sempre.
Perché conoscere è un privilegio.
I referenti a cui affidiamo i nostri viaggi sono prima di tutto amici dei quali non potremmo fare a meno: sono la vera colonna portante di ogni partenza.
Siamo convinti che tornare negli stessi luoghi sia il vero “privilegio della conoscenza”. Allo stesso tempo siamo incuriositi da nuove mete: calpestiamo nuove terre per conoscere nuove genti.
Ogni viaggio ha una sua anima ben definita perché è stato pensato in base alla curiosità di chi lo accompagna.
Non corriamo per vedere di più, ma camminiamo per vedere meglio.
Anni nel Mar Rosso
Dal 1980 sotto la superficie, dove tutto è cominciato.
Anni in TerraFerma
Africa, Medio Oriente, deserti: la terra come estensione del mare.
Storie da raccontare
Il progetto Mille Battute. Perché ogni viaggio è una storia.