2009
Come spesso accade, un grande amore nasce all’improvviso, così… senza che ce lo aspettiamo.
A me è accaduto nell’ormai lontano 1984. Come molte altre persone amavo raccogliere conchiglie sulla spiaggia e poi portarle a casa. Per qualche giorno rimanevano in bella vista, poi finivano in un angolo e infine, regolarmente, dentro uno scatolone che veniva svuotato periodicamente.
Così è stato per diversi anni. Poi, un giorno, mi sono trovato davanti a un esemplare di Conus miles ed è stato il classico colpo di fulmine. Era — posso dirlo oggi — un esemplare davvero molto bello, con i suoi colori bruni, gialli, arancioni, rossi e panna ben evidenti e disposti nel disegno classico della specie. La sua forma semplice e lineare mi fece apprezzare subito quella conchiglia e volli saperne di più.
Da quel giorno in poi la mia biblioteca sulle Conidae è cresciuta enormemente e, col tempo, i testi sono diventati sempre più specializzati. Con essa è aumentata anche la mia conoscenza sull’argomento e, come spesso accade, sono cresciuti anche i dubbi, le perplessità, le conferme e le smentite. In alcuni casi ho incontrato anche difficoltà nell’assegnare un esemplare a una specie ben definita.
Ormai sono trascorsi venticinque anni. Da quel primo esemplare la mia collezione conta oggi più di cinquemila conchiglie e comprende almeno 750 tra specie, sottospecie, forme e varietà.
Nel tempo ho anche modificato il mio modo di acquisire nuovi esemplari.
All’inizio compravo semplicemente ciò che trovavo. Le mostre specializzate mi vedevano tra i frequentatori più assidui e diversi rivenditori sono diventati, con il tempo, amici con cui scambiare idee e opinioni. Poi, non disponendo di molto denaro, ho trovato altre strade: scambi con altri collezionisti, acquisti diretti dai pescatori che operano nei luoghi di raccolta e — ormai la principale — la raccolta diretta durante le mie immersioni, sia con maschera e boccaglio sia con le bombole.
Queste ultime spesso insieme agli amici di Cesena Blu.
La raccolta diretta mi ha permesso di dare un’impronta sempre più specializzata alla collezione. Di molte specie riesco infatti a trovare esemplari che vanno dallo stadio giovanile fino a quello gerontico e sono quindi in grado di documentare l’evoluzione della conchiglia nei vari stadi di crescita. E vi assicuro che è davvero interessante osservare una specie che, quando misura 10–15 mm di lunghezza, è di un colore giallo verdastro; che poi passa, intorno ai 25–35 mm, al bianco con bande gialle e flammule assiali brune; che evolve in un esemplare quasi completamente marrone-bruno intorno ai 90–100 mm; per poi tornare abbastanza chiara quando raggiunge i 130–150 mm. Di molte specie possiedo anche esemplari che lascio con il loro periostraco, mentre altri li mantengo con tutte le eventuali incrostazioni, proprio per offrire una visione il più possibile completa di come realmente vive e si presenta una determinata specie.
Infatti i Coni che vivono nella sabbia hanno spesso un periostraco sottile e trasparente, con conchiglie talvolta lucide e prive di segni di crescita o rotture. Al contrario, quelli che vivono in ambienti rocciosi o corallini possono presentare rotture più o meno riparate dal mollusco stesso e un labbro esterno meno perfettamente liscio.
Ma è sicuramente meglio un Cono “naturale” che uno con il labbro limato.
Da tutto questo si sarà certamente capito che la mia è una collezione che vive. Concedo poco alla spettacolarità.
Certo, anche a me piace un bell’esemplare: è bello da vedere e dà soddisfazione mostrarlo ad altri. Ma poi resta chiuso in un cassetto, proprio come quello coperto di incrostazioni.
Molto meglio, quindi, una collezione da studiare continuamente che non una puramente estetica e fine a sé stessa.
Nella vita sono scultore per vocazione e architetto per necessità.