Personaggio

Patrizia Rosa

dal 2010 al 2015

Mi chiamo Patrizia Rosa, sono di La Spezia e lavoro nel settore della subacquea da oltre quindici anni.
L’infinita passione per la natura me l’hanno trasmessa i miei genitori, grandi appassionati di montagna. Quando tornavano a casa dalle loro arrampicate mi raccontavano le avventure vissute e le emozioni provate nel raggiungere la vetta, e di quanto fosse straordinario osservare il mondo da quelle altezze.
Mio padre aveva costruito una piccola casetta nella campagna toscana, in Lunigiana, e lì ho assaporato la vita semplice dei contadini. Ho visto partorire le mucche, lavorare i maiali, preparare il formaggio. Ho bevuto il latte appena munto dalle vacche e dalle capre, ho raccolto il fieno e ho aiutato a sistemarlo nelle stalle per l’inverno.
Sono ricordi splendidi, semplici e genuini, proprio come i miei genitori.
Ricordo spesso una breve ma intensa frase scritta da Ferruccio Bardotti, un grande poeta amico di famiglia, dedicata proprio a loro:
“L’amore che ci fa vedere gli altri.”
Questa frase racchiude perfettamente il senso della nostra famiglia.
Mio nonno Angelo era un pescatore per passione e girava il golfo con Elia, un bellissimo gozzo, tipica imbarcazione della mia regione.
A lui devo dire grazie per avermi insegnato a nuotare con pazienza e affetto. Ricordo ancora una giornata su Elia quando mi disse:
“Lezione numero uno: o nuoti o affoghi!” E mi buttò in acqua.
Mio zio Luciano, invece, faceva il palombaro. Vive alle Grazie, il paese d’origine di mio padre e della sua famiglia. Spesso mi portava i muscoli freschi degli allevamenti della Palmaria, tanto che da bambina pensavo che il suo lavoro consistesse semplicemente nel portare a me quei mitili.
Ma lo zio Luciano mi affascinava soprattutto per i suoi racconti: storie incredibili di fondali marini, di pirati e corsari. E poi mi parlava sempre di Baciccio do Tin, un famoso pirata delle nostre coste.
Si diceva che avesse seppellito enormi tesori nelle baie della zona.
Con il passare degli anni provai a immergermi con un amico di scuola che già si immergeva con suo padre. Loro avevano bombole e compressore, mentre noi — uno sparuto gruppetto di scalmanati — iniziammo a cercare proprio il tesoro di Baciccio do Tin. Di lui raccontano i libri:
“Marinaio per scelta, corsaro per necessità, pirata per disperazione.”
Questa frase divenne il nostro motto.
Il tesoro non lo abbiamo mai trovato, ma abbiamo trascorso giornate indimenticabili a cercarlo.
Fino ai ventiquattro anni la mia vita è stata simile a quella di molti miei coetanei: studi, amici, sogni e speranze. Frequentavo la facoltà di Lettere a Genova, ma dentro di me cresceva il desiderio di evadere, di conoscere e di esplorare il mondo.
Poi un’estate la mia vita cambiò. Mio padre morì e il vuoto che lasciò nella nostra famiglia fu immenso. Da quel momento tutto cambiò. Era diventato necessario guadagnarsi da vivere.
Così decisi di aprire una trattoria a Bonassola, insieme a un amico, Luca detto “Mega”. Il nostro locale si chiamava Balle d’Ou.
L’attività partì subito molto bene.
Un giorno scoprii anche l’amore.
In quegli anni conobbi Marco, maestro di sci romano. Ci sposammo… e ci separammo anche, perché Marco non aveva alcuna intenzione di trasferirsi a Bonassola.
Così lasciai il ristorante, il piccolo paese e partii con il mio zaino verso Roma.
Qui completai i miei brevetti subacquei e iniziai a lavorare come Divemaster a Civitavecchia.
Da quel momento iniziò la mia vera carriera nel mondo della subacquea, accompagnata da una lunga gavetta in un ambiente dove, purtroppo, le donne non sono sempre state privilegiate.
Vorrei cogliere l’occasione per ringraziare una persona importante: Stefano Terribile.
Di nome e di fatto, ma sono certa che non me ne vorrà.
La mia stima nei suoi confronti è cresciuta nel tempo. I suoi insegnamenti erano spesso duri, ma estremamente preziosi. Più di una volta mi ha fatto venire voglia di mollare tutto, mettendomi alla prova. In realtà stava semplicemente forgiando il mio carattere. E negli anni ho davvero avuto bisogno di quel carattere.
Ricordo il corso istruttori e l’esame come uno dei momenti più importanti della mia carriera subacquea. Su sedici candidati ero l’unica donna. Le valutazioni finali furono fatte da Umberto Pepoli. Di lui conservo ancora un ricordo speciale.
Alla fine di un esercizio di acquaticità sott’acqua — quelli da fare senza maschera — mi prese la mano, la aprì e vi posò qualcosa. Poi la richiuse, mi fece segno “ok” e mi indicò di risalire.
Solo fuori dall’acqua vidi cosa mi aveva dato: un opercolo.
Nel 1999 approdai a Sharm el-Sheikh.
I due anni di lavoro in Mediterraneo con Stefano mi avevano dato solide basi di esperienza, sia nelle immersioni sia nell’organizzazione e nella gestione del lavoro.
Sharm mi sembrò subito un paradiso.
Forse per le temperature dell’acqua, ma soprattutto per la straordinaria ricchezza dei suoi fondali.
Ancora oggi ne sono convinta: Il Mar Rosso è un paradiso.
Quando mi fermo a pensare a tutto quello che ho fatto, mi rendo conto di quanti anni siano passati dedicati a questo lavoro. Istruttore, video operatore, editor, corsi tecnici, gestione diving… e poi tantissime crociere: dal sud al nord dell’Egitto, fino ai relitti più famosi.
Dal 2006 anche il Sudan.
Quante cose viste.
Quante emozioni.
Quanti pesci, squali, mante e nudibranchi coloratissimi.
E quanti subacquei un po’ pazzi ho conosciuto!
Amori nati e finiti nello spazio di una crociera, risate infinite con molti di voi che forse stanno leggendo queste righe. A volte quasi non mi sembra vero.
E la cosa più incredibile è che non sono ancora stanca di questo mondo.
Ho sempre voglia di tuffarmi, insegnare, condividere questa immensa passione per il mare, il vento, il sole, l’acqua in tutte le sue forme, gli animali, i pesci… il mondo.
Mi chiamo Patrizia, ma molti mi chiamano Patti. Lavoro sulla Aldebaran.


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