Relitto

Argonautis

ArabiaYanbu

Cartina Argonautis

Informazioni

Località:Sha’ab Shu’aybah (Yanbu)
Distanza dalla Costa:15 miglia
Tipo:mercantile
Nazionalità:Grecia
Cantiere:Nippon Kokan K.K. – Tsurumi Works, Yokohama
Varo:1961
Data Affondamento:17 giugno 1979
Causa Affondamento:collisione contro reef
Interesse Storico:basso
Lunghezza:178 m
Larghezza:23 m
Stazza:23.115 DWT
Propulsione:Motore diesel – singola linea d'asse
Motori:1 a 7 cilindri
Eliche:1 a quattro pale
Posizione:assetto di navigazione sopra reef
Stato conservazione:buono
Profondità minima e max:0–25 m
Profondità max consigliata:25 m
Difficoltà:semplice
Corrente:assente
Visibilità:da buona a ottima
Esplorazione Interni:semplice
Notturna:no
Snorkelling:sì
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Nave

La Orpheus venne costruita in Giappone nel 1961, presso il grande complesso navale Nippon Ko-kan di Tsurumi, Yokohama. Quando entrò in servizio, tuttavia, non si chiamava Orpheus.
Il suo nome originale era: Argonaftis, una grande nave portarinfuse oceanica costruita per interessi armatoriali greci, lunga circa 178 metri, larga quasi 23 e con una stazza di 13.553 GRT. La portata raggiungeva 23.115 tonnellate.
La Argonaftis apparteneva a quella generazione di grandi bulk carrier sviluppatasi negli anni Cin-quanta e Sessanta per il trasporto economico di enormi quantità di merci solide alla rinfusa: minerali, carbone, cereali, fertilizzanti e cemento. La nave continuò a navigare come Argonaftis per circa 17 anni. Nel 1978 venne venduta alla Gol-den Union Shipping e assunse il nuovo nome di Orpheus, con questo nome avrebbe navigato sol-tanto per pochi mesi.
La nave si trova in assetto di navigazione, con la prua rivolta a nord e la poppa a sud. Il primo bigo di carico, quello rivolto verso prua, emerge per circa due terzi della sua altezza, mentre il secondo e il terzo risultano completamente affioranti. In condizioni di mare estremamente calmo è possibile salire a bordo del relitto, da dove si possono osservare tre delle cinque stive emerse, mentre le altre due restano sommerse. Dall’esterno è possibile accedere all’interno dei tre ponti. L’enorme sala macchine è emersa ed è visitabile prestando attenzione alle scalette arrugginite. È caratterizzata da un grande lucernario che illumina l’ambiente e permette di osservare chiaramente il grande motore a sette cilindri, attraversato dai fasci di luce provenienti dall’esterno. Entrando dal primo ponte si incontrano l’accesso alla sala macchine e alcune cabine dell’equipaggio con le docce. Sul secondo ponte, quello di servizio, si trovano la cucina, due sale mensa, l’officina, una piccola infermeria e altri alloggi per l’equipaggio. Sul terzo ponte si trovano invece gli alloggi di comando, con cabine e bagni dotati di vasca e piccoli salotti privati appartenenti al quadrato ufficiali. Nella zona esterna di poppa si trovano gli argani di manovra e una scialuppa di salvataggio in legno posizionata sul terrazzo di poppa. Sul terrazzo del castello, accanto al lucernario, è visibile anche una grande elica di rispetto.

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Storia

La storia di questo relitto è poco conosciuta. All’interno della nave non è presente alcun carico e, considerando la posizione del relitto con prua rivolta a nord e poppa a sud, si presume che la nave provenisse da Jeddah ed fosse diretta verso Suez. La data di scadenza di alcuni medicinali rinvenuti nell’infermeria suggerisce che l’incidente possa essere avvenuto intorno al 1970.

ULTIMO VIAGGIO
Nel giugno del 1979, la Orpheus partì dal Pireo diretta verso Yanbu in Arabia Saudita trasportando un enorme carico di circa 22.000 tonnellate di cemento sfuso. Dopo aver attraversato il Mediterraneo e il Canale di Suez, la nave iniziò a scendere lungo il Mar Rosso verso Yanbu. Il 17 giugno 1979, raggiunta la costa saudita, la Orpheus finì sul reef di Sha’ab Shu’aybah nella posizione: 24°25′48″ N – 37°08′00″ E. L'incaglio fu violentissimo, la nave rimase bloccata sul reef e i danni allo scafo furono tali da renderne antieconomico il recupe-ro. La Orpheus venne quindi dichiarata come una perdita totale.
Fortunatamente, l'incidente non provocò una tragedia: tutti i 29 membri dell'equipaggio furono tratti in salvo.

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Immersione

Scendendo in acqua e seguendo la fiancata sinistra, si raggiunge la prua che poggia su un fondale di circa -25 metri. Qui si osservano le enormi ancore adagiate su due scogli madreporici, probabilmente calate nel tentativo di fermare la nave sul reef. L’ancora di sinistra è appoggiata verticalmente alla base di uno scoglio con la catena disposta in diagonale, mentre quella di destra è incagliata nel reef con la catena che fluttua nel blu. Tra le due catene si distingue l’imponente prua deformata dall’impatto contro la barriera corallina. Seguendo la fiancata sinistra si incontra un primo avvallamento del reef che permette di attraversare il relitto e raggiungere il versante opposto. Sulla chiglia sono presenti piccole gorgonie attaccate alle lamiere. La fiancata di destra, più esposta alle correnti, è invece ricoperta da formazioni madreporiche. Proseguendo verso poppa si incontra un secondo avvallamento con fondale di sabbia chiara, anch’esso attraversabile. Continuando si raggiunge il grande timone, all’interno del quale è visibile l’elica a quattro pale, ancora in perfette condizioni. Intorno al relitto si trovano varie parti delle strutture della nave collassate durante l’impatto, tra cui il supporto della bussola e il telegrafo di macchina. Nonostante il limitato interesse storico e biologico, si tratta comunque di un’immersione interessante dal punto di vista scenografico, soprattutto per la posizione del relitto e per l’imponente prua che, nelle giornate di mare calmo, può essere osservata in tutta la sua estensione.


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