Informazioni
Immersione
Il relitto del Carnatic giace oggi adagiato sulla fiancata sinistra a circa -27 metri di profondità. Dopo più di un secolo dall’affondamento lo scafo appare fortemente corroso, ma la ricca fauna sessile che riveste completamente le strutture metalliche rende il relitto particolarmente interessante dal punto di vista biologico. Durante la prima fase dell’immersione è possibile osservare l’insieme delle possenti strutture in ferro che componevano lo scafo. Scendendo verso la zona poppiera, orientata verso il largo, si notano gli ampi finestroni rettangolari che un tempo illuminavano il salone di prima classe. Il timone è ancora integro, così come la grande elica a tre pale. Con un po’ di fortuna è possibile incontrare grandi cernie nascoste sotto il timone. Dopo aver esplorato la poppa ci si allontana leggermente dallo scafo per raggiungere i resti dei due alberi, oggi appoggiati sul fondale. Ci si trova così nella zona centrale del relitto, quella che cedette durante la tempesta che seguì l’incidente. Di questa parte della nave rimangono solo pochi resti strutturali che permettono di intuire la forma originaria dello scafo. Proseguendo verso prua si raggiunge una sezione relativamente più integra. Le assi in legno del ponte sono ormai scomparse, creando ampie fenditure attraverso le quali penetrano i raggi di luce, generando suggestivi giochi luminosi. Nelle zone più ombreggiate nuotano fitte nuvole di pesci vetro (glassfish). Fino a pochi anni fa all’interno delle stive erano ancora visibili le casse di legno contenenti bottiglie di vino e le bottiglie ovoidali di Soda Water, sulle quali erano impressi i nomi dei porti di destinazione di Bombay e Calcutta. Purtroppo, nel corso del tempo, l’abitudine di molti subacquei di prelevare souvenir dai relitti ha privato il Carnatic di uno degli aspetti più affascinanti della sua storia.
Storia
Nel centro dello stretto di Gubal si trova il reef di Sha’ab Abu Nuhas, che nei decenni successivi all’apertura del Canale di Suez rappresentò una seria minaccia per le navi che transitavano nella zona. Una delle prime vittime di questi reef fu proprio il Carnatic, il cui relitto giace oggi sul versante settentrionale della barriera. L’ultimo viaggio del Carnatic iniziò da Suez il 12 settembre 1869 con destinazione Bombay, in India. A bordo vi erano 34 passeggeri e 176 membri dell’equipaggio, oltre a un carico composto da balle di cotone, fogli di rame, posta destinata ai soldati britannici in India, numerose bottiglie di vino, casse di London soda water e circa 40.000 sterline, mai più recuperate. Nella notte del 13 settembre 1869, mentre la nave attraversava la parte meridionale del Golfo di Suez, si avvicinò troppo ai reef occidentali dello stretto di Gubal e terminò la sua corsa contro i coralli taglienti di Abu Nuhas. Dopo l’impatto la nave rimase incagliata sulla sommità del reef. Nonostante diversi tentativi di disincagliarla, non fu possibile rimetterla in navigazione. Il comandante P. B. Jones, ritenendo che i danni non fossero gravi, decise di non ordinare immediatamente l’abbandono della nave, permettendo ai passeggeri di trascorrere la notte a bordo in attesa dei soccorsi della nave Sumatra, appartenente alla stessa compagnia e presente nella zona. Durante la notte il vento aumentò di intensità e il mare cominciò a formare onde sempre più alte che colpivano violentemente le fiancate della nave. Lo scafo non resistette a lungo alla pressione del mare e il vascello si spezzò in due tronconi. La poppa affondò rapidamente, trascinando con sé più di venti passeggeri, mentre la prua rimase incastrata sulla sommità del reef per diversi mesi. Solo in seguito a una forte tempesta la prua scivolò definitivamente lungo la barriera fino alla posizione attuale.