Informazioni
Immersione
Il sito si trova lungo una parete rocciosa a picco che scende rapidamente nel blu. La roccia presenta lunghe striature verticali, segni lasciati probabilmente dalla caduta di oggetti molto pesanti gettati dall’alto. A circa -15 metri la parete appare quasi priva di coralli e di vita marina, con evidenti segni di frane e crolli. Scendendo verso ovest iniziano a comparire rottami militari sparsi tra le rocce: ruote di mezzi militari, differenziali, ponti di camion e parti di abitacoli. Più in profondità la parete si riempie improvvisamente di mezzi corazzati accatastati, molti dei quali sono cingolati da trasporto truppe di produzione sovietica o dell’Europa orientale. I primi relitti si trovano a circa -30 metri di profondità. Alcuni veicoli sono rimasti incastrati contro sporgenze della parete, mentre altri sono probabilmente scivolati più in basso verso profondità maggiori. Si possono distinguere una ventina di mezzi cingolati, alcuni interi e altri ridotti a rottami. Tra le lamiere compaiono anche componenti di artiglieria, tra cui un cannone con canna molto lunga. I mezzi si trovano spesso in posizione instabile lungo la franata, con il rischio che alcuni possano scivolare ulteriormente verso il fondo. Il primo carro armato identificabile sembra essere un mezzo leggero, probabilmente di origine occidentale, diverso dai più robusti T-34 o T-54 sovietici. L’immersione richiede prudenza, sia per la profondità sia per la natura instabile dei rottami lungo la parete.
Storia
Per comprendere la presenza di questi mezzi corazzati sul fondo del Mar Rosso è necessario tornare alla Guerra dei Sei Giorni del 1967. In quel periodo l’Unione Sovietica sosteneva militarmente diversi paesi arabi, tra cui l’Egitto, fornendo grandi quantità di carri armati T-54 e aerei MiG. Nella primavera del 1967 il presidente egiziano Gamal Abdel Nasser, convinto di poter sconfiggere l’esercito israeliano, schierò nel Sinai oltre mille carri armati e più di 300 aerei da combattimento. Il 23 maggio 1967 l’Egitto chiuse lo stretto di Tiran alle navi israeliane e a quelle dirette verso Israele, bloccando di fatto l’accesso al porto di Eilat. Questa decisione fu considerata da Israele un atto ostile. Il 5 giugno 1967 l’aviazione israeliana lanciò un attacco preventivo distruggendo gran parte delle forze aeree arabe. Con il controllo dei cieli assicurato, l’esercito israeliano avanzò rapidamente nel Sinai, distruggendo o catturando centinaia di carri armati egiziani. Una delle colonne israeliane avanzò verso Sharm el Sheikh per riaprire lo stretto di Tiran. Tuttavia, quando le truppe israeliane arrivarono nella zona, trovarono una resistenza minima: molti mezzi corazzati egiziani erano stati abbandonati o distrutti durante la ritirata. È probabile che parte di questi veicoli sia stata successivamente spinta dalla scogliera verso il mare per evitare che venissero recuperati o riutilizzati.