Informazioni
Immersione
Il relitto del Dunraven giace sul fondale vicino al reef di Beacon Rock, poco distante dal piccolo faro situato sulla punta meridionale del reef. La nave è capovolta, con la chiglia rivolta verso l’alto, e appare spezzata in due tronconi. La profondità massima dell’immersione è di circa -28 metri. La visibilità non è sempre ottimale e spesso è presente una corrente che spinge verso nord. L’esplorazione inizia generalmente dalla zona di poppa, la parte più scenografica del relitto, dove si possono osservare il grande timone e l’elica, ben conservati e orientati verso la superficie. La fiancata sinistra è in buono stato, mentre sulla murata di dritta sono presenti tre grandi squarci provocati dall’urto contro il reef. Attraverso queste aperture è possibile accedere all’interno dello scafo. Per l’esplorazione interna è consigliato l’uso di torce subacquee, che permettono di osservare le stive e parte della struttura interna della nave. All’interno sono ancora visibili alcuni resti del carico, tra cui vecchie cime in canapa e frammenti delle balle di cotone. Le bottiglie di vino che facevano parte del carico sono invece ormai scomparse. Numerosi pesci tropicali, tra cui cernie e pesci coccodrillo, vivono stabilmente tra le lamiere del relitto, mentre fitte nuvole di glassfish si muovono tra le aperture dello scafo. La zona centrale della nave è particolarmente interessante perché ospita i resti della sala macchine, dove sono ancora visibili il fumaiolo e alcune maniche a vento. Proseguendo verso la prua, situata a circa 18 metri, si incontrano numerose aperture che permettono di uscire nuovamente all’esterno. La prua risulta molto danneggiata e quindi meno interessante rispetto alla poppa. Sul fondale circostante giacciono anche i due alberi della nave, oggi completamente ricoperti da alcionacei e organismi marini.
Storia
Nel gennaio del 1876 il capitano Edward Richards Care, allora ventisettenne, salpò dal porto di Liverpool diretto a Bombay con un carico di acciaio destinato alla costruzione di infrastrutture nella colonia britannica. Il viaggio di andata si svolse senza problemi e il 6 aprile 1876 la nave ripartì per il viaggio di ritorno verso l’Europa con un carico generale di cotone e legname. Dopo una breve sosta ad Aden per il rifornimento di carbone, il Dunraven proseguì la navigazione nel Mar Rosso. Secondo il rapporto ufficiale del comandante, datato 24 aprile, le condizioni meteorologiche erano ottime e il mare completamente calmo. Nelle prime ore del mattino, mentre la nave navigava nelle acque meridionali della penisola del Sinai, l’ufficiale di guardia avvistò una massa scura all’orizzonte che ritenne essere l’isola di Shadwan. Poco dopo venne individuata una luce all’orizzonte, interpretata come il segnale dei reef di Ashrafi, a nord di Gubal. Il capitano accettò l’identificazione proposta dal suo secondo, ma si trattava di una valutazione errata. Alle 4:00 del mattino l’equipaggio avvistò un grande oggetto galleggiante davanti alla prua, inizialmente scambiato per una boa. Venne immediatamente ordinato di invertire i motori, ma era ormai troppo tardi: la nave urtò violentemente la parete del reef di Beacon Rock, provocando una grave falla nello scafo. Nonostante il tentativo di azionare le pompe di sentina, l’acqua penetrò rapidamente nelle stive allagando la sala macchine. Verso mezzogiorno la nave era ormai quasi completamente sommersa. Solo nel pomeriggio un dhow locale raggiunse il relitto e riuscì a trarre in salvo il capitano e l’equipaggio. Alle 17:00 il Dunraven prese fuoco e scivolò lungo la parete del reef fino ad adagiarsi sul fondo. La poppa si fermò a circa 27 metri, mentre la prua rimase a circa 15 metri di profondità. Durante l’inchiesta successiva al naufragio, la corte inglese attribuì la responsabilità dell’incidente alla negligenza del capitano e del suo secondo, sospendendoli dal servizio per dodici mesi. Il relitto venne riscoperto molti anni dopo grazie alle indicazioni di pescatori locali, che permisero all’armatore israeliano Howard Rosenstein di individuare il sito. Solo dopo due anni di ricerche si riuscì a identificare con certezza la nave, quando una troupe della BBC ripulì parte della poppa e riportò alla luce l’incisione con il nome originale Dunraven.