Informazioni
Immersione
Il relitto dell’El Qaher giace in assetto di navigazione, con la poppa appoggiata sul fondale a circa -27 metri, mentre la prua emerge ancora dalla superficie. Lo scafo appare gravemente danneggiato a causa delle numerose esplosioni subite durante l’attacco aereo. In molte zone la struttura è quasi irriconoscibile, soprattutto nella zona del ponte di comando, ridotta a un ammasso di lamiere. Le torrette dei cannoni appaiono devastate dalle esplosioni, così come il sistema contraereo da 40 mm Bofors, che venne colpito direttamente dopo aver sparato numerosi colpi nel tentativo di respingere l’attacco. Nella zona poppiera è ancora visibile un cannone con la sua torretta, mentre un secondo cannone emerge parzialmente dalla superficie dell’acqua. Le due eliche, situate nella parte sommersa del relitto, sono ricoperte da alcionari e spugne sospese nel blu. Gran parte delle strutture sommerse è oggi colonizzata da coralli molli e ospita numerose specie di pesci di barriera, tra cui grandi cernie che trovano rifugio tra le lamiere contorte. Gli interni della nave sono accessibili e popolati da nuvole di glassfish, ma risultano ormai completamente vuoti e privi di equipaggiamento. Attualmente l’immersione sul relitto non rientra tra i siti normalmente visitabili, poiché la nave si trova all’interno di una base della marina militare egiziana, dove l’accesso è generalmente vietato ai subacquei civili.
Storia
Nel 1955 la Royal Navy decise di dismettere gran parte dei cacciatorpediniere della classe Zambesi. Solo quattro unità vennero vendute a marine straniere. Due di queste furono acquistate dalla marina egiziana: l’HMS Myngs, ribattezzato Al Qaher, e l’HMS Zenith, che prese il nome di El Fatha. Altri due esemplari vennero invece ceduti alla marina israeliana: l’HMS Zealous e l’HMS Zodiac, che divennero rispettivamente Elath e Yaffa. Il cacciatorpediniere Al Qaher entrò in servizio nella marina egiziana nel 1956 e operò senza modifiche significative fino al 1969. L’anno successivo venne modernizzato, con aggiornamenti agli armamenti e ai sistemi elettronici realizzati con il supporto dell’Unione Sovietica. La nave venne assegnata alla base navale di Port Berenice, nel sud del Mar Rosso, durante il periodo delle tensioni militari tra Egitto e Israele. Nel maggio del 1970, mentre si trovava all’ancora nel porto, la nave fu attaccata da un caccia Mirage israeliano. Nonostante il sistema di contraerea recentemente installato riuscisse inizialmente a contrastare l’attacco, la nave venne colpita ripetutamente da missili Sidewinder. Uno dei colpi colpì la zona poppiera, provocando un violento incendio che si estese rapidamente alle sovrastrutture. Gravemente danneggiata, la nave iniziò ad affondare irrimediabilmente.