Informazioni
Immersione
Una volta raggiunto il punto di immersione ci si tuffa nel blu seguendo la cima fissata alla boa, che conduce a circa due terzi della nave partendo da poppa. Nella prima parte della discesa il relitto non è visibile a causa della visibilità molto ridotta; le prime strutture appaiono solo dopo aver superato i -10 metri di profondità. Il Faon è adagiato sulla fiancata sinistra e presenta una grande spaccatura davanti al castello di comando. Da qui ci si dirige verso la zona poppiera, dove inizia l’esplorazione del relitto su un fondale sabbioso a circa -27 metri. Le due enormi eliche emergono dal fondo: due pale si stagliano verso l’alto mentre le altre due sono parzialmente sepolte nella sabbia. In corrispondenza del grande timone si trova un ampio passaggio tra le lamiere che permette di attraversare il relitto da un lato all’altro. Dopo aver osservato attentamente la zona poppiera e le eliche si ritorna sul lato dei ponti, seguendoli con la struttura sulla destra. A causa della visibilità limitata è difficile avere una visione d’insieme del relitto, che viene quindi esplorato a piccoli tratti. A poppa è visibile anche una grande elica di rispetto fissata sul ponte. L’intera nave è circondata da miriadi di pesci, soprattutto banchi di fucilieri, tra i quali nuotano pomacanthus fasciatus, carangidi e platax. La sorpresa maggiore è rappresentata dai numerosi branchi di lutianidi, particolarmente concentrati nei pressi dei due bighi di carico: il primo subito dopo il castello di comando e il secondo poco prima della prua. Uno dei bighi è appoggiato sulla sabbia, mentre l’altro si protende nel blu circondato da una fitta nube di pesci che si apre al passaggio dei subacquei. La scena appare quasi surreale, accentuata dalla scarsa visibilità e dal colore verdastro dell’acqua. La presenza di corallo nero e rami di gorgonie che colonizzano il ponte conferisce alla nave un aspetto meno drammatico e più naturale. Raggiunta la prua, si risale verso quote meno profonde, intorno ai -15 metri, per percorrere nuovamente una parte del ponte e osservare i dettagli della struttura. Anche in questa zona l’intensa presenza di banchi di fucilieri crea un continuo movimento intorno al relitto. Terminato il tempo di immersione si ritorna alla cima della boa per effettuare la risalita e raggiungere l’imbarcazione di appoggio.
Storia
Il 22 novembre 1974, mentre la nave si trovava poco al largo di Aden, scoppiò un incendio nella sala macchine. In quel momento il cargo era completamente vuoto e stava navigando da Jeddah verso Singapore. L’equipaggio, composto da 27 uomini, fu costretto ad abbandonare la nave utilizzando le scialuppe di salvataggio. I marinai riuscirono a raggiungere Gibuti il 25 novembre. Nei giorni successivi si tentò di recuperare l’unità, ma i tentativi risultarono inutili. Dopo quattro giorni di agonia, il 26 novembre 1974, il Faon affondò definitivamente.