Informazioni
Immersione
La nave si trova perfettamente appoggiata sulla chiglia su un fondale di madrepore a circa -47 metri di profondità massima. La visibilità è generalmente discreta, ma può essere influenzata dalle correnti, poiché l’area circostante è completamente esposta e priva di ripari naturali. L’esplorazione inizia generalmente dalla zona di prua, dove si trova una piccola stiva di scarso interesse, probabilmente utilizzata in passato per lo stoccaggio di cime, ancore e attrezzature di bordo. Dopo aver visitato la parte anteriore della nave si procede verso la zona poppiera. Le sovrastrutture sono composte da tre ponti, tutti facilmente accessibili. L’ingresso principale avviene attraverso due botole poste sui lati della sovrastruttura. Entrando da una delle porte laterali si accede a un corridoio stretto con diverse cabine su entrambi i lati. In questa zona occorre prestare attenzione a una grossa rete impigliata tra le strutture metalliche del relitto. Proseguendo verso l’interno si raggiunge la zona poppiera, dove gli spazi diventano leggermente più ampi fino al boccaporto principale. Da qui, attraverso una scala, si può accedere alla sala macchine, che è raggiungibile anche dall’esterno attraverso porte e finestre. Tutti gli ambienti interni risultano oggi completamente vuoti e di limitato interesse. L’immersione si conclude generalmente nella zona esterna di poppa, dove è ancora ben visibile l’elica. Il timone, invece, risulta danneggiato e probabilmente si è rotto nel momento in cui la nave ha colpito il fondale durante l’affondamento.
Storia
Dopo essere rimasta inutilizzata nel porto di Safaga fino al 1987, l’armatore, ormai gravato da debiti con le autorità portuali per una nave ormai fuori servizio e senza valore commerciale, fu costretto a venderla a basso prezzo a un albergo di Hurghada. L’idea iniziale del nuovo proprietario era quella di trasformare l’imbarcazione in un ristorante galleggiante. In realtà il progetto non venne mai realizzato e l’Hebat Allah rimase per circa quindici anni arenata al largo dell’albergo, diventando una sorta di relitto fantasma lentamente consumato dal tempo. Questa situazione cambiò quando venne proposta l’idea di affondare la nave per creare il primo relitto artificiale della zona di Hurghada, con l’obiettivo di alleggerire la pressione turistica sui siti di immersione naturali della zona, sempre più frequentati dai subacquei. Mohamad Hoeidek, ex proprietario della nave e noto imprenditore alberghiero locale, accolse con entusiasmo il progetto e decise di donare l’imbarcazione alle autorità locali, in particolare alla RSDASS (Red Sea Diving and Aquatic Sports Association), con il supporto del Governatore del Mar Rosso, Gen. Saad Abo Reda. Il 10 agosto 2004 la nave venne quindi affondata deliberatamente al largo della costa di Hurghada, tra El Aruk Diana e Gotha Abu Ramada, con il supporto della Marina egiziana. L’obiettivo era creare un nuovo punto di immersione artificiale che, nel tempo, avrebbe potuto trasformarsi in una nuova barriera corallina. Tuttavia l’operazione non si svolse esattamente come previsto. Il relitto avrebbe dovuto essere affondato su un fondale di circa -30 metri, così da essere facilmente visitabile da subacquei di ogni livello. A causa di ritardi durante l’operazione di affondamento, la nave non venne posizionata nel punto prestabilito e finì per adagiarsi su un fondale più profondo, circa -47 metri, perdendo così la funzione originaria di sito accessibile a tutti. Oggi il relitto giace in assetto di navigazione in acque aperte non lontano dall’isola di Abu Ramada ed è frequentato soprattutto da subacquei tecnici.