Informazioni
Immersione
L’immersione sul Khanka viene generalmente effettuata con il gommone ormeggiato nelle vicinanze del relitto. Il momento migliore per visitare il sito è nel primo pomeriggio, quando la luce illumina meglio le strutture della nave. Il relitto, lungo circa 70 metri, giace su un fondale sabbioso con una profondità massima di circa -25 metri. La nave è integra per circa tre quarti della sua struttura, mentre la zona di prua appare parzialmente staccata dal resto dello scafo e inclinata sul lato sinistro, probabilmente a causa delle forti correnti e delle risacche. L’esplorazione inizia generalmente dalla zona poppiera, dove si trovano le due eliche a quattro pale, parzialmente sepolte nella sabbia. Seguendo la fiancata di dritta si può osservare chiaramente la grande falla nello scafo, probabilmente provocata da un’esplosione o da un grave danno strutturale. Raggiunta la prua, si può salire sul ponte principale, dove sono presenti quattro boccaporti semiaperti che conducono alle stive, un tempo utilizzate per il trasporto di materiale elettrico. Proseguendo si arriva alla plancia di comando, dove sono ancora visibili i resti del telefono di bordo, della stazione radio e dello spazio dove era collocato il tavolo da carteggio. Continuando l’esplorazione verso poppa si attraversa il ponte principale, dove si trovano due bighi di carico e diversi verricelli ormai completamente concrezionati da madrepore e alcionacei. Nella zona poppiera, sul lato destro, si trova l’ingresso alla sala macchine, visitabile con cautela utilizzando una torcia subacquea, poiché è facile sollevare la sospensione ferruginosa che ricopre le pareti interne. Terminata l’esplorazione, si può raggiungere l’albero maestro, situato nella zona centrale della nave, da cui è possibile risalire lentamente verso la superficie osservando l’intero relitto adagiato sul fondale.
Storia
Il Khanka, cargo di nazionalità russa, affondò a metà degli anni Settanta all’interno della laguna sud-orientale dell’isola di Zabargad, nel Mar Rosso. Per molti anni l’unico indizio della presenza del relitto era rappresentato da tre scialuppe di salvataggio rinvenute sulle spiagge dell’isola, nelle insenature situate a nord-est e sud-ovest. Non si trattava di rottami trasportati dal mare, ma di imbarcazioni in alluminio di tipo inglese, lunghe circa 7 metri e dotate di pompe di sentina manuali. Il relitto venne individuato solo nel settembre del 1996, durante una giornata particolarmente ventosa, quando le onde all’interno della laguna sollevarono la schiuma e lasciarono intravedere per brevi istanti un frammento metallico che affiorava dalla superficie. Seguendo quel segnale, i ricercatori scoprirono la sagoma del piccolo cargo adagiato sul fondale in perfetto assetto di navigazione, con la prua rivolta verso il mare aperto. L’analisi dello stato dello scafo suggerisce che la nave stesse cercando riparo all’interno della laguna a causa di una grave avaria. La poppa appare devastata da una grande falla, con le lamiere piegate verso l’esterno, mentre le gruette delle scialuppe risultano disarmate e orientate verso l’esterno, segno che l’equipaggio tentò di abbandonare la nave. Inoltre, le catene delle ancore risultano calate dalle cubie, probabilmente nel tentativo disperato di bloccare la nave in una posizione sicura all’interno della laguna. Tutti questi elementi indicano il tentativo del comandante e dell’equipaggio di salvare la nave durante una tempesta, prima di arrendersi alla forza del mare e del reef che infine causò l’affondamento.