Informazioni
Immersione
Oggi il relitto del Kimon M. si trova lungo la parete del reef di Abu Nuhas, con i resti della prua distribuiti sulla sommità del reef e ormai distrutti dalle mareggiate, mentre la poppa giace alla base della barriera a circa -30 metri di profondità. Le forti tempeste hanno ridotto la parte anteriore della nave a un grande ammasso di lamiere, ma il resto del relitto offre ancora un’immersione molto interessante. L’immersione inizia generalmente nella zona centrale del relitto, subito oltre la stiva numero 2, dove si trovano anche i resti dell’albero di carico spezzato. Immediatamente dietro la stiva si trova la sala macchine, separata da una grande paratia metallica. È consigliabile iniziare l’esplorazione scendendo direttamente sulla poppa affusolata, dove sono ancora visibili la grande elica e il timone. Successivamente si può risalire verso la murata di babordo, dove si trova il foro praticato dalla squadra di recupero durante le operazioni di salvataggio. Attraverso questa apertura è possibile entrare nella sala macchine, dove la rimozione del motore principale ha creato un accesso relativamente agevole. All’interno si possono osservare numerosi elementi dell’apparato meccanico: valvole, saracinesche, tubazioni, manometri, griglie metalliche, scalette e passerelle, oggi completamente ricoperti da uno strato di ruggine. Seguendo poi la murata di destra verso l’esterno si raggiunge la zona delle stive, dove un tempo erano stivati i sacchi di lenticchie, che per anni hanno attirato grandi quantità di pesci. Proseguendo oltre si incontrano solo ammassi di lamiere sparsi sul fondale circostante. Per molti anni questo relitto venne erroneamente identificato con il nome Seastar, e ancora oggi esistono alcune incertezze nella ricostruzione storica. Tuttavia ricerche più recenti hanno confermato l’identificazione con il Kimon M.. Negli ultimi anni la struttura del relitto ha subito ulteriori danni: probabilmente a causa dell’accumulo di aria all’interno della struttura, la fiancata sinistra è collassata, schiacciandosi contro quella opposta e causando un ulteriore cedimento della zona centrale della nave.
Storia
Nel dicembre del 1978 il Kimon M., dopo aver caricato circa 4.500 tonnellate di lenticchie nel porto turco di Iskenderun, iniziò il lungo viaggio che lo avrebbe portato fino a Bombay, in India. Dopo due giorni di tranquilla navigazione nel Mediterraneo, la nave raggiunse Port Said per attraversare il Canale di Suez. L’attraversamento del canale richiedeva sempre grande attenzione e il capitano seguì personalmente tutte le operazioni durante i due giorni necessari alla traversata. Una volta entrata nel Mar Rosso, la nave evitò le insidie della costa del Sinai e delle isole di Gubal, orientandosi successivamente verso sud-ovest lungo la rotta stabilita. Solo allora il comandante decise di concedersi un po’ di riposo dopo diversi giorni trascorsi quasi senza dormire. Il 12 dicembre 1978, mentre la nave procedeva a piena velocità, il Kimon M. si schiantò violentemente contro il lato orientale del reef di Sha’ab Abu Nuhas, rimanendo incagliato sulla barriera. Venne immediatamente lanciato un segnale SOS, ricevuto dalla nave cargo Interasja, che navigava nello stretto di Gubal. L’imbarcazione intervenne rapidamente e recuperò l’intero equipaggio, trasportandolo a Suez, dove arrivò pochi giorni dopo. Una delle ipotesi sulle cause dell’incidente è legata al fatto che durante i conflitti avvenuti nel Mar Rosso negli anni precedenti erano stati rimossi o danneggiati diversi segnali di navigazione nello stretto di Gubal, rendendo più difficile l’orientamento delle navi, soprattutto di notte o con condizioni meteorologiche avverse. Osservando oggi la posizione del relitto si nota come sarebbero bastati pochi metri più a est per permettere alla nave di passare lungo il lato orientale del reef evitando la collisione. Il naufragio del Kimon M. venne dichiarato dalla compagnia assicurativa Lloyd’s come perdita totale costruttiva, a causa dei gravi danni riportati dalla nave. Inizialmente lo scafo rimase incagliato sulla parte superficiale del reef per alcuni giorni. I venti dominanti e le correnti provenienti da nord spinsero poi la nave sul lato di dritta sopra il cappello del reef di Abu Nuhas. Durante questo periodo la parte anteriore dello scafo, compresa tra il ponte di comando e le stive 1 e 2, fu continuamente colpita dal moto ondoso fino a ridursi a un ammasso di ferraglia, mentre il resto della nave scivolò lungo la parete del reef adagiandosi sempre sul lato di dritta. In seguito venne deciso di recuperare almeno parte dei motori, praticando un grande foro sul lato di babordo per consentire l’estrazione di alcune componenti. Una piccola parte del carico venne recuperata immediatamente dopo l’incidente, mentre la maggior parte delle lenticchie fu contaminata dall’acqua di mare e quindi abbandonata.