Informazioni
Immersione
Il Nazario Sauro, soprannominato da Cousteau il “relitto dai capelli bianchi”, giace oggi su un fondale sabbioso a circa -40 metri, perfettamente in assetto di navigazione. I picchi di carico, le stive scoperchiate, gli argani e i cavi sono ormai ricoperti da robuste concrezioni madreporiche. La prua presenta un tagliamare sottile e affilato, mentre le catene delle ancore si estendono verso il largo ricoperte da fitte gorgonie a frusta, tra le quali pendono grandi bivalvi. La poppa domina il gigantesco timone, ancora al suo posto anche se fortemente corroso nella parte inferiore. Le eliche sono state probabilmente recuperate nel dopoguerra da una compagnia italiana incaricata delle operazioni di recupero, lasciando visibili soltanto i due assi. Lungo la coperta, a circa -25 metri, si erge il grande cassero centrale, mentre la plancia di comando, originariamente costruita in legno per evitare interferenze magnetiche con la bussola, è oggi completamente distrutta. Anche la sala nautica e gli alloggi superiori sono ormai scomparsi. Attorno all’alto fumaiolo anteriore si trovano numerose maniche a vento, mentre il fumaiolo posteriore, meglio conservato, giace riverso sul ponte. Sul ponte principale si aprono tre stive, tra le quali emerge l’albero di mezzana, completamente ricoperto da organismi marini. I bighi di carico, i verricelli e i cavi sono ancora sorprendentemente ordinati. Una delle parti più affascinanti del relitto è la sala da pranzo di prima classe, dove sono ancora presenti numerosi oggetti del servizio di bordo: piatti, coppe, vassoi e insalatiere con lo stemma del Lloyd Triestino e il marchio Richard Ginori 1938. Spicca una splendida macchina da caffè Victoria Arduino a vapore degli anni Trenta, sormontata da una grande aquila decorativa. Dalle ampie finestre filtrano fasci di luce che illuminano i resti di un pianoforte a coda, ormai ricoperto di ruggine ma ancora riconoscibile. Intorno al relitto si muovono grandi banchi di pesci, mentre sulle strutture crescono attinie, spugne, gorgonie e coralli molli, trasformando lo scafo in un vero e proprio giardino sottomarino. Oggi il relitto riposa silenzioso nei fondali della Grande Dahlak, raramente visitato e avvolto da un’atmosfera di isolamento e mistero.
Storia
Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, il 10 giugno 1940, il Nazario Sauro si trovava nel Mar Rosso insieme a numerose altre navi italiane, rimanendo bloccato nel porto di Massaua. Nel 1941, con l’avanzata delle truppe britanniche ormai imminente e la caduta dell’Eritrea italiana prossima, venne dato l’ordine di non lasciare alcuna nave intatta al nemico. Mentre le unità militari italiane tentarono un’ultima disperata sortita verso Port Sudan, oltre cinquanta navi mercantili e passeggeri rimaste intrappolate nel Mar Rosso decisero di autoaffondarsi. Molte di esse affondarono davanti ai porti di Massaua e Assab, mentre altre vennero portate nel mare interno dell’arcipelago della Grande Dahlak, dove tra il 4 e il 6 aprile 1941 scomparvero definitivamente. Il Nazario Sauro venne autoaffondato il 6 aprile 1941, posandosi dolcemente sul fondo a circa 40 metri di profondità, con gli alberi di trinchetto e mezzana che sporgevano inizialmente dalla superficie. Il relitto venne osservato negli anni Sessanta durante una spedizione del comandante Jacques-Yves Cousteau. Successivamente, a causa della situazione politica e della lunga guerra tra Etiopia ed Eritrea, l’accesso all’area venne vietato e la posizione del relitto rimase incerta per molti anni. Solo nel 1995 una spedizione italiana guidata da Andrea Ghisotti e Riccardo Melotti riuscì a localizzare nuovamente il relitto del piroscafo.