Relitto

Ottoman Wreck

ARABIA SAUDITAYanbu

Cartina Ottoman Wreck

Informazioni

Località:Umm Lajj (Arabia Saudita)
Distanza dalla Costa:13 miglia
Tipo:da trasporto
Nazionalità:Turchia
Cantiere:sconosciuto
Varo:XVII secolo
Data Affondamento:XVII secolo
Causa Affondamento:presunto incendio a bordo
Interesse Storico:elevato
Lunghezza:40 m
Larghezza:10 m
Stazza:sconosciuta
Propulsione:vela
Motori:no
Eliche:no
Posizione:presenti resti di fasciame
Stato conservazione:ottimo considerando periodo
Profondità minima e max:da 16 a 20 mt.
Profondità max consigliata:20 mt.
Difficoltà:semplice
Corrente:bassa probabilità
Visibilità:ottima
Esplorazione Interni:impossibile
Notturna:no
Snorkelling:si
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Nave

Ciò che rimane di questo importante relitto sono pochi e deteriorati resti lignei appartenenti al fasciame della nave. Con un’osservazione più attenta dall’alto si riescono ancora a individuare alcune parti semisepolte sotto la sabbia. Pochi frammenti delle ordinate emergono dal fondale sabbioso mentre il resto della struttura è completamente coperto dai sedimenti. Si presume che si trattasse di una nave ottomana che navigava queste acque nel XVII secolo. In base alle dimensioni dei resti si stima che potesse avere una lunghezza compresa tra i 40 e i 50 metri e una larghezza tra 8 e 10 metri. Navi di questo tipo erano impiegate nel trasporto di merci provenienti dall’Estremo Oriente e dalla Cina verso i mercati arabi ed egiziani, per poi essere successivamente rivendute nei mercati occidentali. Il relitto si trova all’interno della laguna di Umm Lajj, sulla costa dell’Arabia Saudita. È probabile che la nave si fosse rifugiata all’interno della laguna per trascorrere la notte prima di riprendere la navigazione con la luce del giorno.

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Immersione

Nuotando dall’alto si ha una visione completa della scena. I primi resti della nave appaiono come costole di legno che emergono dalla sabbia bianca, indicando il punto in cui si trova il carico. Procedendo con la parete del reef sulla sinistra, improvvisamente sulla destra appare una grande macchia scura: si tratta dell’impressionante cumulo di anfore trasportate dalla nave. Avvicinandosi si rimane colpiti dalla quantità di anfore sovrapposte. A differenza delle classiche anfore mediterranee, queste sono molto più piccole, alte 30–40 centimetri, e presentano forme diverse: alcune coniche e semplici, altre più elaborate. È probabile che contenessero essenze, oli profumati o materiali preziosi. Tra il carico si trovano anche eleganti bruciatori di incenso, riconoscibili dal tappo interno forato che permetteva ai carboni ardenti di diffondere il profumo. Continuando l’esplorazione si incontrano i resti del relitto, spesso sepolti sotto la sabbia. Sollevando leggermente il sedimento è possibile scoprire frammenti di porcellana cinese dipinta a mano e alcune anfore di dimensioni maggiori. Osservando la scena dall’alto si può intuire la struttura originale della nave grazie ai resti delle ordinate. Il cumulo di anfore è orientato verso sud, mentre i resti dello scafo sono rivolti verso nord. Considerando che in questa zona del Mar Rosso i venti dominanti soffiano proprio da nord, è probabile che la nave si fosse rifugiata all’interno della laguna per trovare riparo durante la notte. Alcuni frammenti di legno scuriti suggeriscono inoltre la possibilità che un incendio a bordo abbia contribuito alla perdita della nave. Terminata l’esplorazione del sito è possibile dirigersi verso la parete del reef e seguirla sulla destra fino a raggiungere nuovamente l’ormeggio della barca.

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Storia

IL CARICO
L’unica certezza riguardo a questo misterioso relitto riguarda parte del suo carico. Nella zona poppiera è presente un impressionante cumulo di piccole anfore di terracotta semilavorata. Oltre a queste sono state rinvenute numerose tazzine di porcellana, molti frammenti delle stesse, oltre a pezzi di grandi otri caratterizzate da incisioni decorative, grandi maniglie ad anello e piccoli vasi. Proprio l’analisi di questi reperti ha permesso di ipotizzare il periodo di affondamento della nave. Le piccole anfore, alte non più di circa 50 centimetri, presentano forme diverse e probabilmente erano destinate al trasporto di essenze, oli profumati o altre sostanze pregiate.

PORCELLANE CINESI
Attraverso ricerche effettuate da Richard Kilburn negli archivi della British East India Company è stata rinvenuta una lettera datata autunno 1727, scritta da un ufficiale della compagnia e indirizzata ai responsabili degli acquisti di porcellane in Cina. Nella lettera veniva specificamente richiesto che le decorazioni non raffigurassero figure umane o animali, poiché tali immagini non erano consentite dalle tradizioni religiose e culturali islamiche dei mercati arabi, principali punti di scambio per questi prodotti. Questo spiega perché gran parte delle porcellane ritrovate presenti decorazioni floreali. Il documento dimostra come già in quel periodo il commercio internazionale fosse estremamente sviluppato e regolato da precise richieste di mercato. Alcuni frammenti rinvenuti mostrano smalti rossi, dorati e policromi che imitano lo stile decorativo giapponese. A partire dal XVII secolo le porcellane venivano classificate in diverse “famiglie” cromatiche: famiglia verde, famiglia gialla, famiglia rosa e famiglia nera, in base al colore dominante delle decorazioni. Particolarmente interessante è la Famiglia Rosa, il cui colore deriva dalla cosiddetta Porpora di Cassio, scoperta nel 1671 dal chimico olandese Andreas Cassius. Questo pigmento, ottenuto dal cloruro d’oro e reso opaco con ossido di stagno, veniva chiamato dai cinesi fencai (colore pallido) o yangcai (colore straniero).

STORIA
Il relitto fu individuato lunedì 14 agosto 2006 durante una spedizione di ricerca subacquea nella zona di Umm Lajj. Dopo aver lasciato gli ormeggi dell’isola di Hasani, dove l’imbarcazione aveva trascorso la notte, il gruppo di ricerca si diresse verso nord per esplorare una laguna situata poco oltre l’isola. La presenza di una vecchia nave che trasportava porcellane cinesi era stata segnalata circa un anno prima da un gruppo di subacquei americani che lavoravano in Arabia Saudita. Tuttavia nessuno conosceva la posizione esatta del relitto. Dopo aver raccolto diverse informazioni, una indicazione si rivelò fondamentale: sul lato orientale del reef, vicino all’uscita della laguna, era presente un caratteristico dente corallino. Durante la ricerca subacquea il gruppo iniziò a perlustrare la parete interna della laguna con visibilità piuttosto ridotta a causa del fondale sabbioso. Dopo circa un centinaio di metri comparvero i primi frammenti di legno emergenti dalla sabbia. Poco oltre apparve una grande macchia scura: si trattava di un enorme cumulo di piccole anfore accatastate insieme ai resti del fasciame della nave. L’emozione della scoperta fu enorme. Nuotando lentamente per evitare di sollevare sedimenti, i subacquei individuarono numerose anfore di forme differenti, bruciatori di profumi, resti di grandi giare decorate e infine frammenti di porcellana cinese sepolti nella sabbia.

ROTTE COMMERCIALI DEL MAR ROSSO
Il commercio nel Mar Rosso ha origini antichissime, risalenti a oltre cinquemila anni fa, quando piccole imbarcazioni trasportavano ossidiana lungo le coste del Corno d’Africa. In seguito questo mare fu navigato dalle flotte dei faraoni, dai mercanti del Regno di Punt e dalle navi dell’Impero Romano, che trasportavano pietre preziose, graniti, spezie e tessuti pregiati. Nel Medioevo i commercianti mamelucchi iniziarono a importare ceramiche cinesi e iraniane nei porti di Quseir in Egitto e Jeddah sulla costa arabica. Jeddah divenne uno dei principali centri di scambio commerciale tra Oriente e Occidente, oltre che il porto di accesso per i pellegrini diretti alla Mecca. I pellegrini, tornando nei loro paesi, portavano con sé non solo acqua delle sorgenti sacre ma anche prodotti esotici come porcellane cinesi, spezie indiane e profumi di Taif, contribuendo alla diffusione di questi beni in tutto il mondo islamico. Nel XVII e XVIII secolo il commercio tra Arabia, India e Cina era particolarmente attivo. Il famoso caffè yemenita veniva scambiato con porcellane, tessuti e spezie provenienti dall’Estremo Oriente, trasportati dalle navi della Compagnia delle Indie Orientali fino al porto di Mocha nello Yemen.

ROTTE DEI SAMBUCHI ARABI
I tradizionali sambuchi arabi navigavano lungo le principali rotte commerciali tra il Mediterraneo e l’Asia orientale. Grazie ai venti monsonici, le navi potevano raggiungere facilmente l’India, l’Indonesia e la Cina. L’utilizzo di vele triangolari permetteva di navigare stringendo il vento, una tecnica fondamentale per affrontare le rotte dell’Oceano Indiano. Tuttavia la costruzione di queste imbarcazioni presentava grandi difficoltà a causa della scarsità di ferro e di legname adatto alla costruzione navale nelle regioni arabe.

TRA STORIA E LEGGENDA
Come spesso accade per i relitti antichi, anche questa nave è avvolta da racconti che si collocano tra realtà e leggenda. Alcune fonti collegano la presenza di simili navi commerciali alle attività del famoso pirata William Kidd, che tra la fine del XVII secolo e l’inizio del XVIII navigò il Mar Rosso e l’Oceano Indiano alla ricerca di ricchi bottini provenienti dalle navi dirette alla Mecca. Kidd partì da Londra nel 1696 a bordo della Adventure Galley e inizialmente operò come corsaro al servizio della Corona inglese. Successivamente iniziò a depredare navi mercantili cariche di sete orientali, armi, oro, argento e porcellane cinesi. La sua carriera terminò rapidamente quando venne dichiarato pirata e abbandonato dai suoi stessi sostenitori.

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