Informazioni
Immersione
I resti del Precontinente II si trovano poche decine di metri a sud della passe di Sha’ab Rumi. L’immersione inizia generalmente dal gommone partendo dall’ancoraggio all’interno della laguna. Alcune strutture sono visibili già dalla superficie, in particolare il garage del disco subacqueo. Scendendo si raggiunge il primo terrazzo a circa -12 metri, dove sono presenti i principali resti del villaggio: il garage, l’acquario dei pesci e il magazzino degli attrezzi, tutti adagiati su un fondale di sabbia chiara che garantisce un’ottima visibilità. Il garage del disco ha una caratteristica forma a fungo con tetto appuntito e poggia sul fondo grazie a lunghe gambe telescopiche. L’ingresso si trova nella parte inferiore della struttura: entrando si viene avvolti da nuvole di glassfish che occupano quasi completamente lo spazio interno. All’interno è possibile osservare il vuoto d’aria generato dalle bolle degli autorespiratori che rimangono intrappolate nella parte superiore della struttura. Poco distante si trova il magazzino degli attrezzi, oggi ridotto a un tunnel metallico lungo pochi metri, mentre più avanti si trova l’acquario, una struttura reticolare a forma di piramide un tempo rivestita da vetri colorati, di cui restano oggi solo pochi frammenti. Terminata la visita del pianoro si può proseguire lungo la parete esterna del reef, seguendola verso nord. In questa zona sono presenti alcuni resti metallici e fino a pochi anni fa era visibile anche una gabbia antisqualo, oggi scivolata a circa -35 metri. L’immersione è particolarmente suggestiva nel pomeriggio, quando la luce del sole entra obliqua attraverso le aperture delle strutture creando giochi di luce all’interno del garage. Il sito rappresenta oggi uno dei più affascinanti musei subacquei della storia dell’esplorazione marina.
Storia
Il progetto Precontinente II rappresentò uno dei più importanti esperimenti di habitat sottomarino mai realizzati. L’obiettivo era dimostrare che l’uomo potesse vivere e lavorare sul fondo del mare per lunghi periodi senza dover risalire in superficie. L’esperimento era la naturale evoluzione del precedente Conshelf One, realizzato nel 1962 al largo di Marsiglia, dove due subacquei vissero per una settimana in una piccola struttura a -10 metri. La scelta del sito cadde sul reef di Sha’ab Rumi, individuato nel 1951 da Albert Falco, storico collaboratore di Cousteau, perché presentava un ampio pianoro a circa -10 metri e una seconda terrazza a circa -30 metri, ideali per installare le strutture. L’installazione del villaggio richiese settimane di lavoro e numerose difficoltà tecniche. La Starfish House, la struttura principale, dovette essere zavorrata con 4.790 pani di piombo da 50 kg per essere stabilizzata sul fondo. Anche l’hangar del disco subacqueo dovette essere recuperato e reinstallato dopo un violento impatto sul fondale durante la posa. Il 15 giugno 1963 cinque oceonauti – Claude Wesley, André Falco, Pierre Vannoni, Pierre Guilbert e il biologo Raymond Vaissière – entrarono nella Starfish House, dove vissero per un mese intero. Nel frattempo altri due subacquei occuparono la stazione profonda a -25 metri per una settimana. Durante la permanenza gli uomini vennero costantemente monitorati da medici e fisiologi, mentre il supporto logistico veniva fornito dalla nave Rosaldo, dotata di compressori e generatori elettrici. L’esperimento si concluse il 23 luglio 1963 e venne documentato nel film “Il mondo senza sole”, che vinse il Premio Oscar.