Informazioni
Immersione
Il relitto della Maidan si trova a una profondità di circa 100 metri, motivo per cui non è accessibile alle immersioni ricreative. Le poche informazioni disponibili provengono da spedizioni effettuate da subacquei tecnici del gruppo Team Dweller (Deep Wrecks Exploration with Light and Limited Equipment Research), specializzati nell’esplorazione di relitti profondi. La zona poppiera si trova relativamente vicina a un plateau profondo circa 100 metri, mentre il resto dello scafo si sviluppa verso est–sud-est, più distante dalla parete del reef. Il relitto appare diviso in diversi tronconi: prua e poppa risultano relativamente allineate in assetto di navigazione, mentre la sezione centrale della nave giace appoggiata sul fianco sinistro. La prua, la parte più distante dalla parete, si trova parzialmente nascosta dietro un blocco corallino che si innalza fino a circa -90 metri. Sul fondale circostante sono sparsi diversi elementi della nave, tra cui parti delle sovrastrutture, traverse metalliche, maniche a vento, il fumaiolo e una scialuppa di salvataggio. Si ritiene che la nave sia scivolata di poppa lungo la parete del reef, per poi rotolare fino a fermarsi con un violento impatto sul plateau profondo.
Storia
Nel 1921 il comando della Maidan venne affidato al capitano Nicholas Breen, nato a Dublino nel 1872 e considerato uno dei comandanti più affidabili della compagnia. Nel corso della sua carriera aveva già completato 34 lunghi viaggi oceanici. Il 25 aprile 1923 la nave arrivò a Calcutta, dove scaricò il carico e ne imbarcò uno nuovo prima di ripartire il 22 maggio verso l’Inghilterra con sette passeggeri e circa 100 membri dell’equipaggio, molti dei quali marinai indiani chiamati “lascars”, termine derivato dalla parola askari. Dopo una sosta a Ceylon e successivamente a Bombay, la nave entrò nel Mar Rosso attraversando lo stretto di Bab el-Mandeb. L’8 giugno fece scalo a Port Sudan per caricare carbone e ripartì nella notte tra l’8 e il 9 giugno. Nonostante il comandante fosse riuscito a determinare correttamente la posizione della nave all’alba del 9 giugno, decise inspiegabilmente di passare a circa 5 miglia a est dell’isola di Saint John (oggi Zabargad), che all’epoca era priva di segnalazioni luminose. Nel pomeriggio il secondo ufficiale si rese conto che la nave si trovava circa 2,5 miglia più a ovest del previsto, probabilmente a causa delle correnti del Mar Rosso, e avvisò immediatamente il comandante. Il capitano Breen tuttavia ignorò l’avvertimento e mantenne la rotta. Alle 23:30 si ritirò nei suoi alloggi chiedendo di essere svegliato quando la nave si fosse avvicinata all’isola. All’1:35 del 10 giugno 1923, l’isola di Saint John si trovava a circa 8–10 miglia a dritta. Il secondo ufficiale corresse la rotta di una quarta verso destra e svegliò il comandante. Breen, irritato dal fatto che qualcuno avesse messo in dubbio la sua decisione, ordinò di continuare la navigazione. Quando venne notato il colore chiaro delle acque basse, il timone venne portato tutto a sinistra e i motori messi indietro tutta, ma era troppo tardi. Alle 1:39 la nave colpì violentemente Rocky Island, poco a sud-est di Zabargad. Alle prime luci dell’alba si tentarono inutilmente operazioni di recupero. Alle 11:00 i passeggeri e gran parte dell’equipaggio furono sbarcati sull’isola e nel pomeriggio vennero recuperati dalla nave britannica Warwickshire della compagnia Bibby S.S. Co Ltd. Anche il capitano Breen e il resto dell’equipaggio dovettero infine abbandonare la nave, che scivolò lentamente nelle profondità. Nell’agosto del 1923 la commissione d’inchiesta ritenne il comandante responsabile dell’incidente e gli sospese la licenza di navigazione. Non risulta che abbia mai più comandato una nave.