Informazioni
Immersione
Il punto esatto dell’affondamento del Tigre non è mai stato localizzato con precisione. L’area della costa saudita in cui avvenne l’autoaffondamento è inoltre soggetta a restrizioni che impediscono la navigazione e le immersioni, rendendo impossibile l’esplorazione del relitto.
Storia
Nel 1936, in previsione del trasferimento nel Mar Rosso, il Tigre e le altre unità della stessa classe furono sottoposti a diversi lavori di modifica. Tra questi vi furono l’installazione di sistemi di climatizzazione per evitare il surriscaldamento dei depositi munizioni, la rimozione di un impianto binato da 120 mm e l’installazione di quattro mitragliere da 13,2 mm. Nel 1935 l’unità fu trasferita nel Mar Rosso e nello stesso anno venne declassata ufficialmente a cacciatorpediniere. All’ingresso dell’Italia nella Seconda guerra mondiale il Tigre apparteneva alla V Squadriglia Cacciatorpediniere, con base a Massaua, insieme alle unità gemelle Leone e Pantera. Il comandante della nave era il capitano di fregata Gaetano Tortora. Durante il conflitto il Tigre fu impiegato in missioni di intercettazione contro i convogli britannici nel Mar Rosso. Nella notte tra il 28 e il 29 agosto 1940 fu inviato insieme al Pantera alla ricerca di navi nemiche senza tuttavia ottenere risultati. Il 3 dicembre 1940 partecipò a un’operazione con Leone, i cacciatorpediniere Sauro e Manin e il sommergibile Ferraris per intercettare un convoglio britannico che non venne però individuato. Nella notte tra il 2 e il 3 febbraio 1941 il Tigre attaccò, insieme a Leone e Pantera, un convoglio britannico senza successo. Nel frattempo la caduta dell’Africa Orientale Italiana appariva ormai inevitabile. In previsione della resa della base di Massaua venne elaborato un piano per evacuare le unità con maggiore autonomia e distruggere le restanti. I sei cacciatorpediniere delle squadriglie III (Battisti, Sauro, Manin) e V (Tigre, Leone, Pantera) non avevano autonomia sufficiente per raggiungere porti amici, quindi si decise di impiegarli in una missione suicida contro obiettivi britannici: Suez per Tigre, Leone e Pantera e Port Said per Battisti, Sauro e Manin. Se impossibilitate a proseguire, le unità non sarebbero rientrate a Massaua ma si sarebbero autoaffondate. La V Squadriglia salpò il 31 marzo 1941, ma il primo tentativo fallì quasi subito: il Leone si incagliò e, a causa di un incendio incontrollabile a prua, fu autoaffondato. La missione venne quindi riorganizzata, anche perché venne meno un previsto attacco diversivo della Luftwaffe contro Suez. Si decise allora che tutte le unità avrebbero attaccato Port Said. Il 2 aprile 1941 cinque cacciatorpediniere lasciarono definitivamente Massaua. Il Battisti dovette autoaffondarsi per un’avaria ai motori, mentre le altre unità proseguirono nonostante fossero state avvistate da ricognitori. All’alba del 3 aprile, quando le navi si trovavano a circa trenta miglia da Port Said dopo aver percorso 270 miglia, furono attaccate da circa 70 bombardieri Bristol Blenheim e aerosiluranti Fairey Swordfish. Le unità si dispersero navigando a zig-zag e rispondendo con il fuoco contraereo, ma tutte vennero colpite e gravemente danneggiate. Sauro e Manin proseguirono verso Port Said, dove furono affondati, mentre Tigre e Pantera tentarono di ripiegare dirigendosi verso est per raggiungere le coste dell’Arabia Saudita e autoaffondarsi. Nella notte tra il 3 e il 4 aprile 1941, al largo di Someina, circa quindici miglia a sud di Gedda, le due navi furono abbandonate dagli equipaggi dopo aver avviato le manovre di autoaffondamento. Le unità furono poi ulteriormente attaccate da aerei britannici e dal cacciatorpediniere HMS Kingston, che le cannoneggiò per accelerarne l’affondamento. Gli equipaggi, una volta sbarcati sulle coste saudite, furono internati a Gedda. Il Tigre aveva compiuto in totale 10 missioni di guerra, percorrendo complessivamente 2706 miglia.