Informazioni
Immersione
Il relitto dell’Ulysses si trova nei pressi del reef di Gobal Seghir, una zona spesso esposta a forti venti e correnti, che non sempre permettono un’esplorazione agevole. Poco dopo l’incidente la nave si spezzò in due tronconi. Oggi la prua si trova lungo la parete del reef a circa -5 metri di profondità, mentre i due terzi posteriori dello scafo giacciono sul fondale sabbioso a circa -27 metri. Dopo più di un secolo dal naufragio, le strutture appaiono fortemente deteriorate e ricche di spaccature, che offrono numerosi passaggi verso l’interno delle stive ormai vuote. L’immersione inizia generalmente dalla zona di poppa, dove la nave è appoggiata sul lato di babordo. Qui sono ben visibili il grande timone e la grossa elica, con alcune pale parzialmente sepolte nella sabbia. Sotto la poppa spesso trovano rifugio una grossa cernia e diversi pesci coccodrillo, facilmente osservabili sul fondale sabbioso. Proseguendo lungo il ponte superiore si incontrano le stive e i resti dell’albero maestro, ormai concrezionato e appoggiato perpendicolarmente allo scafo. A metà nave una grande apertura consente l’accesso all’interno della sala macchine, dove con l’ausilio di una torcia si possono osservare i resti del motore a due cilindri. Intorno al relitto sono disseminati numerosi frammenti dello scafo e parte del carico originale, costituito da materiale elettrico, tra cui isolatori in ceramica, cavi e componenti vari, sparsi sul fondale durante l’impatto. Uno degli elementi più suggestivi è una grande ruota in ferro a raggiera, parzialmente sepolta nella sabbia, che rappresenta uno dei soggetti fotografici più interessanti del sito. Poco più lontano, a circa 20 metri dal relitto, si trova anche una parte del fumaiolo, all’interno della quale cresce una alcionaria rosa di grandi dimensioni. Terminata l’esplorazione del relitto si risale seguendo la murata fino ai resti della prua, situata a circa -5 metri. Qui la barriera corallina è ricoperta da lamiere disperse dalle onde e colonizzate da numerosi organismi marini. Nella parete del reef è ancora visibile la catena dell’ancora, calata dall’occhio di cubia di destra, probabilmente nel tentativo di frenare l’impatto della nave contro il reef. Attorno alla prua nuotano banchi di sergenti maggiori, anthias, piccole cernie e numerosi pesci di barriera. Grazie alla forte luminosità della zona, soprattutto nelle ore del mattino, questa parte del relitto offre eccellenti opportunità fotografiche.
Storia
Fin dai primi viaggi la nave fu accompagnata da una certa sfortuna: pochi mesi dopo l’entrata in servizio subì già un primo incidente proprio nel Mar Rosso, fortunatamente senza gravi conseguenze. La malasorte continuò a perseguitare la nave fino al suo ultimo viaggio. Proveniente dal Canale di Suez e diretta verso Penang, in India, la nave era comandata dal capitano Bremner, un navigatore esperto con molti anni di carriera alle spalle. Nel 1884 era stato addirittura decorato dai Lloyd’s per aver partecipato a diversi salvataggi in mare. Tuttavia proprio la sua prima navigazione nel Mar Rosso si rivelò fatale. Il 13 agosto 1887 l’Ulysses attraversò per la prima volta il Canale di Suez, proveniente da Port Said. Due giorni dopo, il 15 agosto, il capitano controllò le carte nautiche e si ritirò nella sua cabina mentre la nave navigava nelle vicinanze dell’isola di Gobal, dove un’estesa barriera corallina si protende verso il mare aperto per oltre mezzo miglio. La scarsa conoscenza di queste acque, unita alla cartografia nautica ancora imprecisa alla fine dell’Ottocento e ai forti venti provenienti da nord, portarono il comandante a sottovalutare il rischio di navigare troppo vicino alla costa. Nelle prime ore del 16 agosto 1887 l’Ulysses si incagliò sul reef di Gobal Seghir. In un primo momento l’incidente sembrò di scarsa entità: le pompe di sentina riuscivano a svuotare senza difficoltà la poca acqua infiltrata nello scafo. Il capitano decise quindi di attendere il passaggio di una nave per chiedere assistenza. Poco prima dell’alba vennero avvistate le luci del Kerbela, uno steamer inglese in navigazione nel canale. Dall’Ulysses venne inviato un segnale di soccorso, immediatamente trasmesso a Suez per richiedere aiuto. Il comandante però sottovalutò la capacità dei coralli taglienti di penetrare nelle lamiere dello scafo. Con il passare delle ore la situazione peggiorò e la mattina del 19 agosto la prua iniziò lentamente a sprofondare. Il giorno seguente giunsero i primi soccorsi da Suez, tra cui lo steamer Falcon, che inviò parte del proprio equipaggio per aiutare nelle operazioni di recupero. Il lavoro fu estremamente difficile a causa delle condizioni del mare e non portò a risultati concreti. L’Ulysses continuò lentamente ad affondare fino a scomparire definitivamente sotto la superficie. Nel registro dei Lloyd’s la perdita della nave venne ufficialmente attribuita a un errore di valutazione del comandante.