Relitto

White Lady

GIBUTISette Fratelli

Cartina White Lady

Informazioni

Località:Ras Siyyan (Gibuti)
Distanza dalla Costa:3 miglia
Tipo:mercantile
Nazionalità:sconosciuta
Cantiere:sconosciuto
Varo:circa 1930
Lunghezza:160 m
Larghezza:15 metri
Stazza:sconosciuta
Eliche:1 a 2 pale
Posizione:su murata di sinistra su fondo sabbioso
Stato conservazione:medio
Profondità minima e max:20 – 30 m
Profondità max consigliata:30 m
Difficoltà:impegnativa
Corrente:alta probabilità
Visibilità:da bassa a media
Esplorazione Interni:impegnaitiva
Notturna:no
Snorkelling:no
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Nave

L'identificazione del relitto non è ancora certa. Potrebbe trattarsi di un cargo affondato nel secondo dopoguerra; secondo alcune ipotesi sarebbe un Liberty Ship, forse il Sambo, ma tale attribuzione non ha finora trovato conferme documentarie. Altri studiosi osservano, invece, che lo scafo risulta interamente saldato e non rivettato, caratteristica tipica delle costruzioni navali del secondo dopoguerra, elemento che rende poco probabile l'identificazione con un Liberty Ship costruito durante il conflitto.

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Immersione

Il relitto giace adagiato sulla murata di sinistra su un fondale sabbioso di circa 30 metri di profondità. Il raggiungimento della nave può risultare impegnativo a causa della forte corrente, pressoché costante in quest'area. Normalmente la discesa viene effettuata seguendo una cima preventivamente fissata sul relitto.
L'impatto iniziale è di grande effetto scenografico: gran parte dello scafo è completamente ricoperta da enormi ventagli di gorgonie bianche che, favorite dalla corrente, hanno colonizzato quasi ogni superficie, conferendo al relitto un aspetto di straordinaria suggestione.
Raggiunta la zona centrale, in corrispondenza del cassero, si procede mantenendo la nave sul lato sinistro e dirigendosi verso poppa. Sul fondale sono visibili numerose bottiglie appartenenti al carico originario. Tra le gorgonie si osservano grandi banchi di azzannatori gialli che animano l'intero relitto.
Proseguendo si incontra il caratteristico timone esterno a doppia ruota, ben visibile stagliarsi nel blu. Poco oltre si raggiunge la poppa, anch'essa completamente rivestita di gorgonie. Compatibilmente con l'intensità della corrente, è consigliabile allontanarsi leggermente dal relitto per apprezzare la caratteristica sagoma della poppa arrotondata. Sul fondale sono riconoscibili il grande timone, parzialmente insabbiato, e due pale dell'elica.
La conformazione della poppa richiama chiaramente quella dei tradizionali piroscafi (steamers), mentre il resto dello scafo presenta linee più moderne. Questa commistione di elementi costruttivi potrebbe indicare una nave realizzata durante il periodo di transizione tra i classici piroscafi e le più moderne navi a propulsione meccanica.
Terminata l'esplorazione della poppa, si rientra lungo la fiancata dirigendosi verso prua. Sul fondale si incontrano alberi, bighi e il fumaiolo, ormai distaccati dallo scafo e parzialmente ricoperti dalla sabbia. L'area centrale prodiera appare completamente collassata, suggerendo l'eventualità di uno o più eventi esplosivi.
Seguendo quanto rimane della murata sinistra si attraversano ulteriori zone crollate fino a raggiungere la prua, completamente adagiata sul fondale, con l'ancora di dritta ancora alloggiata nel proprio cubìa. Rispetto al resto della nave, la prua presenta un dissesto molto più accentuato e sembra aver subito un'ulteriore rotazione durante l'affondamento o nella successiva fase di assestamento sul fondale.

Storia

Il relitto noto come White Lady (in francese La Dame Blanche) è uno dei più celebri di Gibuti. Giace nelle acque di Ras Siyyan, all'imboccatura meridionale del Mar Rosso, nello stretto di Bab el-Mandeb, poco a nord-est dell'omonima penisola e in prossimità dell'arcipelago delle Sette Fratelli.
Le informazioni storiche disponibili sono tuttavia limitate e l'identità della nave non è stata ancora accertata.
Il soprannome White Lady deriva dall'aspetto del relitto durante l'immersione: le superfici metalliche sono infatti ricoperte da fitte colonie di gorgonie bianche e da numerosi organismi incrostanti che conferiscono allo scafo un caratteristico aspetto candido e quasi spettrale, particolarmente suggestivo quando viene illuminato dalle torce dei subacquei.

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